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Atlantia al lavoro sui conti. L’ipotesi di una holding con Aspi, Adr e Telepass

Dopo la cavalcata di venerdì scorso quando il titolo Atlantia ha chiuso la seduta con un balzo di quasi il 20%, ieri le azioni della compagnia hanno lasciato sul terreno di Borsa il 5,5% a 11,48 euro. Complici, probabilmente, possibili prese di profitto in una situazione in cui il futuro della compagnia è ancora particolarmente incerto. E ieri il consiglio di amministrazione della società non ha potuto che prendere atto di questo: la trattativa con il governo, al di là di contatti formali con i tecnici del ministero delle Infrastrutture è ferma, la bancabilità degli investimenti resta un nodo ancora irrisolto, l’emergenza Coronavirus si sta abbattendo con forza sui ricavi di diverse aziende del gruppo, in primis Autostrade per l’Italia e Aeroporti di Roma.

E proprio questo scenario, si dice, avrebbe riportato in auge le ambizioni di chi sta guardando alla possibilità di mettere in cantiere un piano “di salvataggio” della holding che contempli un ruolo pubblico. In particolare, da qualche tempo si starebbe ragionando sull’opportunità di creare un veicolo misto pubblico-privato nel quale far confluire tre asset chiave di Atlantia: Aspi, Adr e Telepass. Una sorta di holding partecipata da azionisti privati, si ipotizza di derivazione vicina ai Benetton, a cui sommare altri possibili investitori, accompagnati da una presenza di un certo peso, in termini di governance e controllo, anche dello Stato. Al momento non è ben chiaro chi sia il regista dell’operazione, ma, si spiega, sarebbero comunque ambienti finanziari vicini al governo a muovere verso questo genere di soluzione. Soluzione che, si fa notare, non è certo praticabile ai prezzi di saldo cui viaggia ora la compagnia in Borsa. E proprio questa sarebbe la ragione per cui le parti difficilmente potrebbero trovare un punto d’incontro.

D’altra parte, però, il tempo stringe e nessun passo avanti è stato fatto. Anzi, sul fronte Autostrade la situazione si è fatta ancora più critica. Per fine aprile vanno chiusi i bilanci ed evidentemente è necessario capire in che termini i conti di Autostrade saranno impattati dal decreto Milleproroghe. Ad oggi non è ancora pervenuta alcuna risposta da parte dell’esecutivo rispetto alle diverse proposte transattive messe sul piatto dall’azienda tra fine febbraio e marzo. A questo punto se non si dovesse trovare un’intesa il rischio per Aspi è che i numeri siano particolarmente severi al punto da dover valutare le prospettive per la compagnia. Tanto più ora che l’emergenza Covid-19 ha sostanzialmente ridotto all’osso il traffico autostradale. Nel cda di ieri Atlantia, come riferito da Radiocor, ha affrontato anche questo tema e le prospettive attuali non sono certo rosee. Nell’ultima settimana i volumi sono calati del 65%, con punte dell’80%, e allo stato attuale si ragiona su un potenziale calo dei ricavi su base annuale abbastanza rilevante. Il board in virtù della fase particolarmente difficile che sta attraversando la società si incontrerà nuovamente a stretto giro per verificare possibili sviluppi.

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