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Atlantia accelera la scissione di Aspi Ultimatum di Cdp

Un doppio binario che rischia di finire in un vicolo cieco. Salvo che non si riesca a definire un compromesso sulla scorta dell’ultimatum lanciato da Cdp. Nella dura battaglia tra Atlantia e Cassa Depositi e Prestiti per il riassetto di Autostrade per l’Italia, la holding ha lasciato una porta aperta a Cdp e l’ente nella missiva inviata alla compagnia non ha chiuso definitivamente al dialogo.

Dopo una premessa piuttosto lunga nella quale la compagnia che fa capo ai Benetton viene di fatto accusata di aver condotto la trattativa in maniera poco fair imponendo a più riprese diversi stop&go e rimescolando spesso le carte in tavola, la chiosa del documento assume un tono diverso. In particolare si legge: «Tutto quanto sopra rappresentato, nella prospettiva di poter sottoporre la nuova e diversa operazione da voi proposta alle valutazioni degli organi competenti (e tra questi si fa riferimento anche al governo, ndr) ai quali come sempre indicato è rimessa ogni definitiva determinazione, si esorta a riconsiderare la posizione espressa nella lettera del 9 settembre con particolare riguardo tra l’altro al tema del processo di valutazione e delle garanzie. Sempre nello spirito di responsabilità e di collaborazione che sin dall’inizio ha contraddistinto la nostra presenza nel negoziato si conferma nuovamente la piena disponibilità a incontrarsi in qualsiasi momento a partire da oggi stesso». Con un termine però perentorio: entro sette giorni dovrà rispondere in maniera positiva o negativa alle proposte avanzate dall’ente.

E la holding sta già preparando la risposta. Si torna dunque al tavolo della trattativa? Purché si superi lo scoglio chiave: quello della manleva. Cassa ha chiesto più volte che gli venisse garantita la manleva sui fatti legati al crollo del Ponte di Genova, relativamente ai potenziali danni indiretti. Ma Atlantia, almeno per il momento, non sembra volerla concedere. E per Via Goito questo è un ostacolo insormontabile, che avrebbe peraltro allontanato altri possibili investitori con cui formare una cordata e si aggiunge ad una serie di altri nodi del negoziato che non si è riusciti a sciogliere. Inoltre, la mancanza della manleva esporrebbe i consiglieri Cdp a delle responsabilità inaccettabili oltre che mettere a repentaglio la società che amministra una fetta importante del risparmio degli italiani. Dal canto suo la holding, si spiega, ad inchiesta ancora in corso, in assenza di elementi concreti che circoscrivano le cause del crollo, con la prima udienza che si terrà il 31 ottobre per chiudersi potenzialmente il 23 dicembre, non può concedere alcuna garanzia. Nell’atto transattivo sono già stati stanziati 3,4 miliardi e in ogni caso Cdp potrebbe sempre “scontare” i rischi legati ai danni indiretti nell’eventuale prezzo d’offerta.

Questa, secondo alcuni osservatori, potrà rappresentare la nuova base attorno a cui ragionare. Ma l’esito di un nuovo confronto è tutto fuorché scontato.

Il consiglio di amministrazione di Atlantia ha approvato ieri un duplice percorso di valorizzazione di Autostrade per l’Italia che è stato subito promosso dal fondo attivista Tci che detiene, tra derivati e azioni, circa il 7% della holding: da un lato lo scorporo dell’asset dall’altro la vendita in blocco dell’azienda. Due opzioni che verranno perseguite parallelamente con la prima che passerà al vaglio dei soci il prossimo 30 ottobre. Tempi e modi della decisione non hanno però ricevuto il gradimento di Cassa Depositi e Prestiti. Ciò sebbene il “dual track” approvato ieri dal cda di Atlantia sia «aperto a Cdp e altri investitori istituzionali italiani e stranieri». Rispetto ai dettagli tecnici è prevista la scissione del 55% di Aspi nella newco Autostrade Concessioni e Costruzioni e il conferimento in natura da parte di Atlantia di un altro 33%. La compagnia si troverà dunque a detenere un 38,14% del veicolo che potrà essere venduto a investitori terzi, quali appunto Cdp se dovesse essere riannodato il filo della trattativa come auspicato anche da Fondazione Crt sempre ieri. Il resto andrà a Piazza Affari, salvo che non arrivi un’offerta più allettante nell’ambito della procedura parallela di cessione dell’88%.

In ogni caso, l’assemblea per la scissione è convocata per il prossimo 30 ottobre e fino a quel giorno la partita è potenzialmente aperta a ulteriori colpi di scena. Tanto più, perchè, come detto, se dovesse arrivare una proposta particolarmente importante nel corso della data room per la vendita, la società si è già detta pronta a riconvocare i soci per annullare la delibera di scorporo.

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