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Atlantia-Abertis, per il dopo Opas spunta la vendita di Cellnex

Per ora non è ancora stata presa alcuna decisione formale. Anche perché molto dipenderà dall’esito dell’Opas su Abertis. Ma Atlantia, secondo quanto trapela da fonti finanziarie, avrebbe già affrontato con gli advisor e soprattutto con il governo spagnolo il delicato tema del destino di Hispasat e Cellnex. Con un primo orientamento sul tema: se la valorizzazione contribuirà a creare le condizioni per il successo dell’operazione, ben venga.
In particolare, sul fronte delle tlc, e dunque in merito alle intenzioni su Cellnex, nonostante l’apprezzamento da parte del ceo di Edizione, Marco Patuano, riguardo alla validità dell’asset, l’impressione è che nel medio periodo la cessione rappresenti la soluzione più logica. Non a caso sono già circolati i nomi del gruppo Usa American Tower e del colosso telefonico, Telefonica, come potenziali acquirenti del gruppo delle torri, anche se mancano conferme ufficiali. D’altra parte – si osserva – Cellnex è nata proprio sulla scia delle dismissioni compiute da Atlantia nel comparto delle tlc. Nel 2014 la controllata di Abertis ha infatti acquistato per circa 100 milioni Towerco dal gruppo italiano e da lì ha costruito il leader europeo di settore. Oggi ha una capitalizzazione di Borsa superiore ai 4,5 miliardi e il passaggio di controllo potrebbe valere per il campione della autostrade oltre 1,5 miliardi di incasso, a seguito della cessione di un pacchetto del 34% di capitale.
In questa fase, peraltro, assecondare gli umori e la sensibilità della politica rappresenta uno dei tasselli chiave per il buon esito dell’offerta. Sia Hispasat che Cellnex, considerato l’ambito di attività in cui operano, sono aziende che potrebbero rivelarsi particolarmente strategiche per il paese. Ecco perché, seppure in via del tutto informale, da Atlantia è arrivata piena e ampia disponibilità a considerare tutte le opzioni sul tavolo. Con l’obiettivo di rassicurare il governo spagnolo rispetto alla volontà della holding italiana di agire nell’interesse di Abertis e di tutti gli stakeholder. Che la vendita di Cellnex sia una delle opzioni su cui scommette il mercato lo dimostra anche un recente report di Equita che, riprendendo alcuni termini del prospetto, segnala la possibilità che Atlantia rinunci al controllo dell’asset nell’ipotesi in cui si dovesse configurare un’offerta tutta cash. Per gli analisti, la cessione farebbe scendere il rapporto tra debito ed ebitda da 5.5 volte (in caso di offerta 100% in contanti) a 5.3 volte (con vendita a prezzi di mercato di Cellnex). Tuttavia, rispetto a questo schema va segnalato che la modifica dell’attuale struttura dell’offerta di Atlantia, che prevede la componente carta contro carta dal 10 fino al 23,2% del capitale, non è sul tavolo. Tanto che l’ipotesi di un’Opa 100% cash sarebbe stata inserita nel prospetto solo per rispettare le regole europee in tema di opa.
Non sarebbero invece esigenze di forma ma motivazioni di sostanza a giustificare l’inserimento di un passaggio dedicato a Hispasat nel prospetto informativo. Risulta, in proposito, che nel documento ci sia un chiaro riferimento al gruppo satellitare. In particolare, viene demandata a Madrid l’ultima parola rispetto alla possibilità o meno che Hispasat resti nel perimetro del nuovo gruppo che nascerà a valle dell’Opas.
Atlantia, in pratica, si è dichiarata pronta a salvaguardare gli interessi strategici della Spagna sulle concessioni e nella gestione della compagnia satellitare. Per questo è assai probabile che la controllata possa non essere contemplata nel futuro perimetro del gruppo italo-spagnolo. Il che vorrebbe dire un altro miliardo di denari freschi per il futuro colosso autostradale. Risorse che potrebbero essere utilizzare per abbassare ancora di più la leva. Tanto più che la recente valutazione di Hispasat a 1 miliardo è frutto di una transazione tra le parti, Abertis e Eutelsat, al termine di una lunga battaglia legale. Un compromesso, dunque, che potrebbe non avere valutato appieno le potenzialità dell’asset.
Va detto, tra l’altro, che la struttura del finanziamento a servizio dell’Opas da 16,4 miliardi, prevede una componente bridge to disposal del valore di 2 miliardi: denari che però potrebbero già essere in cassa al momento dell’avvio dell’operazione su Abertis. Questo grazie alla prossima formalizzazione della cessione di un 10% di Aspi per 1,5 miliardi e alla volirzzazione delle azioni Save in Opa che potrebbe valere altri 260 milioni.

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