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Atlante si allea a Credito Fondiario sugli Npl

La ricapitalizzazione di Atlante 1 oppure la creazione di un Atlante 2 dedicato al solo settore dei non performing loan resta sul tavolo del governo italiano.
Il dossier è seguito con grande attenzione da Palazzo Chigi tanto che proprio ieri il premier Matteo Renzi ha spiegato che il problema dei non performing loans, i crediti deteriorati nei bilanci della banche, «è in via di definizione attraverso gli interventi» già definiti come il fondo Atlante. «Auspichiamo soluzioni di mercato» ha detto Renzi.
Nel frattempo, stanno quindi continuando le discussioni per generare nuove risorse finanziarie che dovrebbero confluire nel veicolo gestito da Quaestio Sgr oppure in fondi di nuova creazione. Ci sono da segnalare, in questi giorni, le strette relazioni tra la Sgr presieduta da Alessandro Penati e il Credito Fondiario, diventato consulente nelle operazioni sugli Npl.
Il problema resta quello la raccolta, in quanto le grandi banche (come Intesa Sanpaolo e Unicredit) hanno fatto sapere di non voler ricapitalizzare Atlante né di voler partecipare con altre risorse a nuove iniziative, malgrado l’impegno iniziale (per un miliardo a testa) sia stato finalizzato soltanto per circa 850 milioni: resterebbero quindi teoricamente circa 150 milioni per ognuno dei due istituti. Resta da capire se la moral suasion del Governo potrebbe (o meno) avere qualche effetto. E se si guarda a un mondo contiguo, quello delle Fondazioni, sembra di intuire che difficilmente parteciperanno a una nuova tornata di investimenti in Atlante.
Insomma, il problema della raccolta è complesso. Per ora soltanto Cdp sembrerebbe pronta ad iniettare nuove risorse (tra 500 milioni e un miliardo), mentre per la partecipazione della Sga, la ex-bad bank del Banco di Napoli passata al Tesoro (con in pancia titoli di Stato per 469 milioni, classificati come attività finanziarie disponibili per la vendita, e crediti per 212 milioni ) resta da sciogliere qualche nodo. Infatti la società fa capo al Governo e quindi un utilizzo delle risorse potrebbe essere preso di mira da Bruxelles come aiuto di Stato.
Di fronte a questo scenario potrebbe diventare fondamentale arruolare le casse di previdenza nel gruppo dei sottoscrittori di Atlante. Contatti con le casse ci sono stati in aprile ed è probabile che proprio in queste ore le discussioni stiano riprendendo. Le casse di previdenza (basta pensare ad Enpam, Enasarco e Cassa Forense) hanno infatti disponibità finanziarie enormi per investimenti, ma stanno aspettando una norma ad hoc da parte del governo che le riconosca come soggetti privati e non pubblici. Ad oggi a livello europeo le casse sono infatti ancora tra i soggetti della pubblica amministrazione.
Da capire comunque quanto potrebbero investire in strumenti illiquidi (e in parte rischiosi) come gli Npl. Tuttavia qualche cassa (come Enpam) può per statuto dedicare una piccola quota dei suoi investimenti a non performing loan.
Altri soggetti che potrebbero investire in Atlante al momento non ce ne sono, a meno che non si muovano i grandi fondi americani (come Fortress, Lone Star e altri) che però dovrebbero essere attratti dal Governo con un progetto preciso.
Nel frattempo, cè da segnalare appunto l’accordo siglato tra Quaestio Sgr e il Credito Fondiario: quest’ultimo gruppo, secondo le indiscrezioni, starebbe facendo da consulente per la Sgr di Atlante, che ha ancora 1,7 miliardi da investire (dopo gli aumenti di Veneto Banca e Pop Vicenza), in alcune operazioni allo studio, fra le quali quelle in cantiere su Mps.

Carlo Festa

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