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Atlante punta sulle casse previdenziali

Si guarda alle casse previdenziali per allargare la dotazione patrimoniale di Atlante. La fase di commercializzazione del fondo compartecipato da banche, fondazioni, assicurazioni e Cdp è infatti al rush finale. Giovedì 28 si chiuderanno i termini per le sottoscrizioni da parte degli investitori. E a quel punto si capirà su quale capitale effettivo potrà contare il fondo creato per stabilizzare il comparto bancario italiano.
Ad oggi, 44 investitori hanno messo sul tavolo circa 4,2 miliardi di euro. Una cifra che è superiore al minimo richiesto per far partire il fondo (4 miliardi), ed è stata raccolta in una manciata di giorni. Oggi tuttavia l’intenzione è quella di rimpolpare il più possibile l’ammontare così da garantire allo strumento una maggiore potenza di fuoco.
Le Casse previdenziali
Ecco perchè in queste ore si sta provando a coinvolgere nella partita anche altri investitori istituzionali. In cima alla lista ci sono le casse previdenziali, soggetti di certo non speculativi e i cui orizzonti medi di investimento sono compatibili con quelli del fondo. Tra le realtà che, secondo alcuni rumors, sarebbero state contattate in vista di un possibile investimento ci sarebbero in particolare Inarcassa (Ingegneri e Architetti), la Cassa dei Geometri, la Cassa dei Commercialisti e quella dei Ragionieri. Resta da capire se il profilo dell’investimento nel capitale di Atlante, di certo non a basso rischio (visto che in gioco ci sono aumenti di capitale di banche in difficoltà e acquisti di sofferenze), possa essere compatibile con la natura delle Casse. Gli enti previdenziali per definizione investono in asset tendenzialmente più prudenti. Nel contempo, tuttavia, potrebbero trovare interessante puntare su un rendimento atteso, quello di Atlante, che è stimato nell’ordine del 6 per cento.
Le riflessioni di Generali
Un altro soggetto che potrebbe voler puntellare la sua partecipazione in Atlante è Generali. Il consiglio di amministrazione della compagnia come noto ha preso un impegno a versare in Atlante fino a 150 milioni di euro. Tuttavia il Leone potrebbe anche riconsiderare il valore del proprio investimento arrotondandolo al rialzo. Lo farebbe, però, solo a fronte di alcune modifiche chiave alla governance del fondo. A quanto risulta, infatti, Trieste sarebbe pronta a mettere sul piatto altri 100 milioni, per un contributo complessivo di 250 milioni, in cambio di una maggiore presenza di figure indipendenti nel Comitato degli investitori del fondo. Il Comitato è composto da 9 membri (si veda Il Sole24Ore di sabato scorso) che dovrebbero essere di estrazione prevalentemente bancaria, visto che si darà spazio ai primi 9 quotisti. A loro toccherà il compito di fornire un parere su ogni investimento e disinvestimento del Cda della Sgr. Seppur non vincolante , il parere del board – che sarà eletto nel giro di due settimane attraverso il meccanismo del voto di lista – , potrebbe però avere un peso decisivo nelle scelte finali operate dal management del fondo.
Si vedrà infine se emergeranno novità anche da parte di Sga. La Società per la gestione delle attività, nata dal salvataggio del Banco di Napoli e ora facente parte di Intesa, potrebbe rientrare nell’operazione Atlante ma più sul fronte della gestione dei non performing loans che non su quello del capitale. Versante su cui Intesa Sanpaolo ha già fornito il suo contributo con un miliardo di euro di commitment.
Per capire nel dettaglio partecipazioni, strategie e potenzialità di Atlante bisognerà aspettare la fine della settimana. Tra giovedì e venerdì, i vertici di Quaestio Sgr presenteranno al mercato le linee guida, soprattutto sul fronte degli interventi sugli Npl. Dopo di che, il 29 aprile scatterà già il primo “tiraggio” degli impegni di investimento, con il supporto (decisivo) all’aumento di capitale di Banca Popolare di Vicenza.

Luca Davi

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