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Atlante pronto al controllo delle banche in crisi

Il primo closing del fondo Atlante scatterà al 28 aprile, ed entro quella data si punta a raccogliere una cifra compresa tra i 4 e i 5 miliardi. Per lo meno era questa la sensazione di ieri sera, al termine di una giornata finita male sui mercati proprio per le perplessità sul capitolo-risorse e mentre i potenziali investitori si interrogano se e quanto impegnarsi. Ma intanto l’attualità preme: la Popolare di Vicenza, priorità vera del piano con il suo aumento ormai alle porte, lunedì riunirà il cda per fissare la forchetta di prezzo a cui avverrà la ricapitalizzazione, e così oggi – secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore – Quaestio Sgr, in qualità del gestore del fondo Atlante, depositerà in Bankitalia la richiesta di autorizzazione ad acquistare una quota fino alla maggioranza della banca. Un’autorizzazione, questa, che verrà subito portata a Francoforte, visto che in ballo c’è l’acquisizione di una quota di capitale superiore al 10% e di un istituto sotto la Vigilanza unica europea.
L’ipotesi dell’acquisizione della maggioranza di Popolare Vicenza da parte della Sgr non è remota, stando ai rumors che circondano il pre-marketing effettuato dalla banca veneta. Del miliardo e 750 milioni che la banca in totale cercherà di collocare sul mercato, al momento solo una piccola quota risulterebbe preassegnata (intorno al 20%): se il clima non cambierà radicalmente di qui alle prossime due settimane, Atlante si troverà una quota di controllo tra le mani (l’aumento sarà iper-diluitivo), ben superiore al 60-70%, anche se sotto la quota del 75% considerata minima per avere il flottante necessario alla quotazione.
Nelle prossime settimane, intanto, si farà il punto anche su Veneto Banca e il suo aumento da un miliardo atteso per giugno, di cui al momento risulterebbe pre-assegnato circa il 40%. Ma prima di allora si conosceranno le risorse in cassa al fondo Atlante, per lo meno in questa prima fase: posto che le singole quote dipenderanno dall’ammontare complessivo raccolto, Intesa Sanpalo e UniCredit sarebbero disponibili a investire un miliardo a testa, e un terzo dovrebbe arrivare dalle altre banche medie e piccole (Credem, Creval, Bper, Bnl e Popolare Sondrio erano presenti l’altroieri al Tesoro, e anche la Cassa di Ravenna del presidente Abi Patuelli valuterà l’adesione); per tutte, la partecipazione in Atlante finirà nel portafoglio Afs (available for sale) con l’obbligo di aggiornarne il valore solo all’atto della cessione e con un’erosione di capitale considerata modesta.
La Cdp, da cui sono attesi 5-600 milioni, riunisce oggi il cda, mentre tra le Fondazioni – mezzo miliardo in tutto – il confronto è in corso: le quote maggiori, da 100 milioni, saranno sottoscritte da Fondazione Cariplo e dalla Compagnia di Sanpaolo con le altre medio grandi disposte a impegnarsi per quote tra i 25 e i 50 milioni, mentre un ulteriore gruppo di enti sottoscriverà tranche da 8-10 milioni. Assente per ora la Fondazione CariVerona, qualcun altro potrebbe sfilarsi: tra gli enti non tutti avrebbero gradito la scelta di Quaestio Sgr, di cui Cariplo è socia al 37,6%. Un altro ticket da 5-600 milioni dovrebbe arrivare dalla Sga (Società per la gestione delle attività), cioè la società creata nel 1997 per il salvataggio del Banco di Napoli, mentre il resto – circa un miliardo – è atteso dalle assicurazioni: si attendono investimenti da parte di Generali, UnipolSai, Cattolica, Poste Vita ma anche di quelle a controllo estero come Axa Italia, di cui l’ad Frederic de Courtois ieri ha detto che considera il fondo «un’opportunità». «Le compagnie assicurative – ha dichiarato – non possono che essere interessate al rischio sistemico. Noi siamo un attore importante dell’economia e del settore finanziario del Paese e quindi necessariamente è un tema che ci interessa».
I dettagli, comunque, sarebbero ancora in fase di messa a punto, compreso il (delicato) capitolo dei rendimenti attesi. Non a caso soltanto ieri sono stati inviati ai potenziali sottoscrittori business plan e regolamento del fondo, un’operazione a cui hanno lavorato nelle ultime quattro settimane il ministro Padoan insieme al direttore al Sistema bancario del Mef Alessandro Rivera, il presidente e l’ad di Cdp Claudio Costamagna e Fabio Gallia con il cfo Fabrizio Palermo, il vice dg Bankitalia Fabio Panetta, il vice chairman Europe Middle East Africa di Bofa Merrill Lynch Marco Morelli con il capo Fig Europa Giorgio Cocini.

Luca Davi
Marco Ferrando

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