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«Atlante? Non è aiuto pubblico se agisce da investitore privato»

Margrethe Vestager, Commissaria europea alla Concorrenza, danese, è una donna gentile e diretta che, nonostante il suo ruolo, non usa filtri di nessun tipo. Né nelle parole, né nei comportamenti. Ci riceve da sola, senza uffici stampa alle spalle, nel suo studio austero, ingentilito da qualche foto di famiglia: «Ho 3 figli», dice, «e li vedo troppo poco». Siamo qui per parlare di aiuti di stato, ma siccome l’appuntamento coincide con la chiusura dell’aumento di capitale della Popolare di Vicenza (venerdì scorso), il discorso cade ovviamente anche sul Fondo Atlante e l’operazione in corso. Ancora non si sa come andrà a finire, e nemmeno della mancata quotazione in borsa.

Lei sa che adesso in Italia dicono che il bail-in va rivisto perché aumenta l’instabilità finanziaria?

«Si lo so, ma credo che il problema sia che chi ha investito in determinati prodotti finanziari non sapeva e non è stato informato del rischio. Questo si che è un problema: noi la chiamiamo vendita scorretta. Per esempio se chiedi dove mettere la pensione, e invece che in un normale conto (che è protetto fino a 100.000 euro) la investi, senza sapere che il tasso d’interesse è più alto perché il rischio è maggiore».

Si riferisce all’Italia e alle obbligazioni subordinate vendute senza le corrette informazioni?

«È successo anche in altri paesi, come in Spagna dove adesso i risparmiatori possono dire: ho comprato un prodotto che non vale più nulla, ma senza essere correttamente informato e non era quello che volevo. È vendita scorretta, e i risparmiatori vanno risarciti».

Ma è possibile o no cambiare il bail-in adesso?

«Spetterebbe al Parlamento e al Consiglio europeo, ma è in vigore solo da cinque mesi, non credo sia possibile. Anche perché prima c’è stato un dibattito molto approfondito».

Che qualcuno non aveva capito?

«Ma certo che avevano capito! Il problema è che per la crisi sono stati usati circa 5.000 miliardi di euro, un sacco di soldi dei contribuenti che sono andati direttamente alle banche. Per questo il Parlamento e il Consiglio europeo hanno deciso di cambiare, dando responsabilità alle banche, cioè azionisti e obbligazionisti subordinati, che investono a rischio per guadagnare di più. Adesso sanno che se va male devono pagare, e saranno più prudenti. Magari diventa più noioso fare i banchieri, ma non metti a rischio i soldi che ti affidano».

Perché per risarcire i risparmiatori truffati si possono usare soldi pubblici?

«Perché non c’entra niente con chi investe per guadagnarci. Parliamo di chi si è fidato delle banche ed è stato imbrogliato. È un caso di vendita scorretta, e quindi il governo può risarcirli».

E perché non chiedere ai manager di quelle banche, lautamente stipendiati, di risarcire?

«Non possiamo deciderlo noi, ma l’autorità di ogni singolo paese o il magistrato».

L’Italia voleva salvare le banche con il Fondo Interbancario, dove i soldi li versano tutte le banche, private. Voi avete detto è aiuto di Stato. Perché adesso va bene Atlante dove, oltre alle banche, contribuiscono Cassa depositi e prestiti e una società di Poste che sono pubbliche?

«Perché si può usare qualsiasi Fondo, ma se i soldi sono pubblici, cioè se è controllato dallo Stato che agisce per fini pubblici e non come investitore privato, ci sono delle conseguenze. Questo non vuol dire che chi investe debba essere un privato, ma che deve agire come un privato. E Atlante è uno dei casi. Invece il Fondo Interbancario è regolato da una legge: le banche sono obbligate a versare, e lo Stato agisce con finalità pubbliche».

Ma non è importante da dove vengono i soldi, più che chi li gestisce?

«Per evitare che si spendano soldi dei contribuenti, chiediamo: lo Stato controlla? E agisce con fini pubblici? Se la risposta è no a entrambe le domande non sono aiuti di Stato. Mentre lo sono se lo Stato agisce per fini pubblici o controlla il Fondo. Dopodiché si può fare, ma ci saranno conseguenze. Poi se il governo pensa che ci siano aiuti di stato deve dircelo. Per ora non l’hanno fatto e noi non stiamo facendo domande».

Ma voi non verificate autonomamente? Con l’Ilva o altri siete stati voi a decidere?

«Se abbiamo dubbi sì, ma finora non ne abbiamo. Il pubblico può investire come un privato: paga un prezzo e ottiene profitti. Va benissimo».

Lei ritiene che Poste e Cdp stiano investendo per fare profitti con la Popolare di Vicenza?

«Non sono io che devo giudicare ma loro».

Ha forse promesso al governo italiano: andate avanti noi non approfondiremo?

«Io non faccio promesse a nessuno, né dò garanzie. Per averle ci deve essere una decisione della Commissione, e il governo deve chiederla».

L’aumento di capitale della Popolare di Vicenza era difficile, quindi sembra che Atlante sia stato creato anche per salvarla?

«Non ne so abbastanza. Io so che Atlante serve principalmente per risolvere il problema dei crediti deteriorati, e migliorare il sistema del credito italiano. Lo so dal Ministro Padoan, che ha una visione più complessiva, mentre io ho una visione parziale».

Giovanna Boursier

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