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Atlante a caccia di altri 3-5 miliardi

Continuano le trattative per rinforzare il fondo prima del negoziato con Siena sugli Npl
Atlante prova a finalizzare una prima operazione sui non performing loan di Mps e, nel frattempo, cerca di sondare altri investitori per iniettare nuove risorse nel fondo gestito da Quaestio Sgr.
Atlante potrebbe investire la liquidità residua (1,7 miliardi rimasti dopo gli investimenti di controllo in Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza) per un’operazione sullo stock di sofferenze della banca senese. L’obiettivo sarebbe quello di acquistare 10 miliardi di Npl netti di Mps: volumi in linea con il piano di dismissione delle sofferenze rischiesto dalla Banca Centrale europea all’istituto di Rocca Salimbeni una decina di giorni fa.
C’è poi l’altro grande tema sul tavolo, quello della raccolta di nuove risorse (per 3-5 miliardi di euro) in modo da ricapitalizzare il fondo Atlante (scorporando le partecipazioni in Veneto Banca e Popolare di Vicenza) oppure in modo da lanciare una seconda edizione del fondo Atlante focalizzato solo sui non performing loan.
Resta da capire chi ci metterà i soldi. Negli ultimi giorni sarebbero stati sondati alcuni fondi internazionali (come Apollo, Lone Star e Fortress) per capire la loro disponibilità (o meno) a contribuire con un impegno finanziario ad Atlante: tuttavia la partecipazione di questi grandi investitori internazionali all’iniziativa lanciata dal Governo italiano sembra poco probabile, in quanto le attese attuali di Atlante sono per un 6% di rendimento, mentre gruppi come Fortress e Lone Star sono realtà globali con aspettative molto più elevate.
Nel frattempo, negli ultimi giorni, le grandi banche, come Intesa Sanpaolo e Unicredit, avrebbero mantenuto la loro posizione (già affermata nelle ultime settimane) e non sarebbero disponibili ad iniettare nuove risorse nell’iniziativa. Sia Intesa Sanpaolo sia Unicredit hanno già investito in Atlante 850 milioni circa ciascuno.
Nella precedente raccolta di Atlante (arrivata a 4,2 miliardi) c’era l’impegno delle due banche ad arrivare fino ad un miliardo complessivo di investimenti, quindi Intesa Sanpaolo e Unicredit potrebbero in teoria iniettare altri 150-200 milioni a testa nell’iniziativa. In realtà, l’impegno per un miliardo verrebbe considerato decaduto dai due istituti dopo che non sono stati raggiunti gli obiettivi di raccolta prefissata di Atlante 1. Senza dimenticare che ci vorrebbe l’approvazione del 66% dei quotisti del fondo per aumentare le dimensioni. Del resto, era stato proprio l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Carlo Messina a precisare, alcune settimane fa, che Intesa Sanpaolo aveva già fatto la sua parte e non avrebbe messo altri soldi nell’operazione di sistema.
Insomma, le grandi banche sembrano al momento ferme sulle loro posizioni, come pure difficile sembra per ora un coinvolgimento delle Fondazioni bancarie.
Così ad avere dato il semaforo verde a una nuova ricapitalizzazione di Atlante, dedicata alle sole sofferenze, sarebbero state per ora solo qualche grande gruppo assicurativo (come Mediolanum) e Poste Vita. Della partita faranno parte sicuramente la Cassa Depositi e Prestiti (con un’iniezione tra 500 milioni e un miliardo) e la Sga, società gestita dal Tesoro che ha una dote di 500 milioni cash.
Pronte a prendere parte all’iniziativa sarebbero anche le casse di previdenza (come Enpam, Enasarco e Cassa Forense): tuttavia la loro partecipazione è subordinata a un intervento legislativo che dovrebbe precisare la veste giuridica delle casse (privata e non pubblica), che al momento è ancora poco chiara.
I grandi enti previdenziali, senza questo intervento, rischierebbero infatti di essere coinvolti in un’operazione che potrebbe essere letta dalle autorità di Bruxelles come fonte di aiuti di Stato.

Marco Ferrando
Carlo Festa

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