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Atlante fa il bis, interviene anche in Veneto Banca

Il fondo Atlante fa il bis: dopo Popolare di Vicenza il cosiddetto «fondo salva-banche» si prepara a prendere il controllo anche di Veneto Banca, il secondo istituto ex popolare del Nord-Est travolto dalla crisi. La banca presieduta da Stefano Ambrosini e guidata da Cristiano Carrus rischia di non raccogliere presso il mercato un consenso tale da consentire che l’operazione di aumento di capitale da 1 miliardo con il conseguente sbarco in Borsa possa avere successo. Da qui la preparazione dell’intervento del fondo gestito dalla Quaestio sgr di Alessandro Penati, che replicherà quanto fatto con Popolare di Vicenza.

Il contratto di sub-garanzia tra Atlante e il consorzio di garanzia guidato da Banca Imi dovrebbe essere sottoscritto tra oggi e domani. Si riprodurrà così lo schema vicentino: in quell’occasione, lo scorso 20 aprile, Atlante sostituì Unicredit nel contratto di pre-garanzia dell’aumento da 1,5 miliardi e poi si accollò l’intera ricapitalizzazione: oggi controlla il 99,3% della banca vicentina.

Ieri un lungo consiglio di Veneto Banca, ancora in corso alle 23, ha discusso fra l’altro la forchetta di prezzo alla quale si tenterà lo sbarco in Borsa: l’intervallo dovrebbe essere di 0,10 – 0,50 euro, ma secondo le stime degli analisti nemmeno al prezzo minimo di 0,1 euro per azione la valutazione di Veneto Banca post-aumento sarà superiore a quella di altri istituti simili, più sani. Ciò significa che molto difficilmente i coordinatori dell’aumento troveranno sottoscrittori per almeno il 25% del capitale, soglia prevista per lo sbarco in Borsa. Non è neanche detto che il blocco di imprenditori veneti che rappresenta il 15% circa del capitale sottoscriva e sia sufficiente a garantire un flottante adeguato. Senza quotazione, Atlante prenderebbe tutto il capitale. In ogni caso si azzererà la partecipazione degli 88 mila soci attuali, che avevano comprato anche a 40 euro per azione.

Atlante intanto ha già cominciato il lavoro su Popolare di Vicenza, in vista del turnaround che il fondo vuole portare a termine entro 18 mesi. La prima mossa, all’assemblea del 7 luglio, sarà la nomina del nuovo board alla cui presidenza dovrebbe essere indicato Gianni Mion — vicepresidente di Edizione, la holding della famiglia Benetton — con Francesco Iorio confermato amministratore delegato.

Per quanto riguarda un altro istituto sotto la lente della Bce, Carige, ieri la banca ligure presieduta da Giuseppe Tesauro e guidata da Guido Bastianini — espressi dall’azionista di maggioranza Vittorio Malacalza — ha approvato «all’unanimità», come specificato in una nota, le linee guida del piano industriale 2016-2019, che sarà mandato in Bce in vista dell’approvazione definitiva del business plan entro il 30 giugno. La banca ha anche aggiornato il piano di funding per il 2016, uno dei punti maggiormente sotto la lente di Bce. L’istituto ligure nei giorni scorsi ha escluso la necessità di aumento di capitale. Molto dipenderà dall’intervento, ora allo studio, sui crediti non performing. Carige potrebbe seguire la strada di Popolare di Bari (cartolarizzazione con la garanzia pubblica Gacs) oppure cedere pacchetti di crediti deteriorati. In base all’operazione, si capirà se e di quanto servirà anche un rafforzamento patrimoniale.

Fabrizio Massaro

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