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Atlante al lavoro sulla cartolarizzazione

Le incognite per il salvataggio restano tante e pure pesanti, ma se – come si spera dentro e fuori dagli istituti – la ricapitalizzazione precauzionale a carico dello Stato per le due ex popolari venete dovesse andare in porto, il fondo Atlante non si farà trovare impreparato. Fino a pochi giorni fa restavano in piedi tre ipotesi: un intervento sul capitale delle venete nel tentativo di difenderne la maggioranza, un intervento sugli Npl, l’abbandono della partita a favore di altre.
Il passare dei giorni, con l’incertezza crescente non tanto sul fabbisogno di capitale fresco (stimato in 4,7-4,8 miliardi) quanto sul trattamento di quello attuale, sembra aver fatto tramontare la possibilità da parte di Atlante di mantenere il controllo delle banche (lasciando lo Stato in minoranza), a maggior ragione se non ci saranno nuove iniezioni di risorse. Così come puntualizzato ancora l’altroieri dal ceo diIntesa Sanpaolo, Carlo Messina, l’obiettivo degli investitori resta quello di difendere il più possibile l’investimento effettuato, e – per molti – l’unico modo per farlo è restare nella partita.
Premesse, queste, che nei fatti lascerebbero in piedi solo la seconda ipotesi: un intervento sugli Npl, con un potenziale investimento aggiuntivo da parte di Atlante intorno ai 7-800 milioni. Lo schema, come anticipato la settimana scorsa da Il Sole, potrebbe essere quello già ipotizzato per il Monte dei Paschi; ovvero una cartolarizzazione con tre classi di titoli: nel disegno, i junior, quelli a più alto rischio, sarebbero conferiti ai soci attuali, pre-ingresso dello Stato, e dunque per oltre il 95% finirebbero automaticamente nelle tasche di Atlante 1. Invece Atlante 2, il fondo destinato alle sofferenze, potrebbe intervenire acquistando la tranche mezzanina, lasciando al mercato le senior garantite dallo Stato con le Gacs.
Riguardo a queste ultime due, l’ammontare dipenderà ovviamente dal perimetro delle sofferenze e dal valore di conferimento: complessivamente al momento si ragiona sui 9,2 miliardi di Npl lordi di cui Atlante, attraverso Fonspa, ha disposto il trasferimento a due veicoli di (auto)cartolarizzazione; lo stock, stando a diverse fonti vicine all’operazione, potrebbe essere conferito a un valore medio del 22-23%, che porterebbe il netto vicino ai 2 miliardi. Di questa somma, circa il 60% dovrebbe essere coperto dai titoli senior, mentre il 40% dalla mezzanina, che Atlante 2 comprerebbe così per circa 800 milioni.
Fin qui lo schema. Per metterlo in pratica, però, servono segnali (positivi) da Francoforte e Bruxelles, nonché il via libera dei quotisti di Atlante 2, che peraltro non sono esattamente gli stessi di Atlante 1 (e questo potrebbe essere un problema): al momento, a quanto risulta, c’è ancora qualche diversità di vedute.
Sta di fatto che con lo schema Mps alla fine il fondo di Quaestio dedicato agli Npl si troverebbe con 900 milioni in cassa: quanto basta per lavorare su altre operazioni (si sta ipotizzando un intervento sulle sofferenze di Cassa Cesena, Rimini e San Miniato) e per sperare in una difesa dell’investimento almeno parziale. O comunque superiore a quel 20% che oggi si trova nel bilancio di UniCredit, scelta estrema che pochi altri quotisti vogliono essere costretti a prendere.

Marco Ferrando

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