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Tra Atlante 2 e Fitd si tratta ad oltranza sugli Npl delle tre Casse

Si lavora a oltranza per il salvataggio delle tre casse di risparmio di Cesena, Rimini e San Miniato. Obiettivo: trovare in tempi brevi un’intesa sulla valutazione dei 2,8 miliardi Npl in via di dismissione, così da permettere l’acquisto dei tre istituti ripuliti da parte di Cariparma-Credit Agricole. L’operazione tuttavia non è facile, anche perchè si tratta di mettere d’accordo diversi attori, da Atlante 2 al Fondo volontario fino a Banca d’Italia, oltre alla stessa banca italo-francese. A fare il punto sul dossier sarà oggi il Consiglio di Gestione dello schema volontario del Fondo, presieduto da Salvatore Maccarone. Un incontro di aggiornamento, quello che si terrà a Roma, in cui sarà con tutta probabilità ribadito l’impegno a prendere parte all’operazione con tutte le risorse oggi in cassa, oggi pari a 420 milioni circa. L’obiettivo del Fondo come di Bankitalia è chiudere il deal entro fine mese, o al più tardi entro l’inizio di agosto, così da far scattare a settembre l’operazione.
Lo schema di massima del resto è tracciato. E prevede la cessione delle tre banche a Cariparma solo dopo la dismissione dei 2,8 miliardi di Npl in pancia alle tre banche. In secondo luogo è prevista la ricapitalizzazione a carico del Fondo, che servirà a coprire il relativo deficit di capitale. In ultimo scatterebbe l’intervento del Credit Agricole con una somma fino a 130 milioni.
Il problema come detto sta però nel pricing degli Npl. Da una parte c’è Atlante 2, candidata a sottoscrivere la tranche mezzanina della cartolarizzazione, e che oggi può contare su una potenza di fuoco di circa 150 milioni (elevabili in caso di un coinvestimento da parte di altri soggetti sulle altre cartolarizzazioni già in cassa, da Mps alle tre good banks).
Il veicolo promosso dal fondo Quaestio sta ragionando sui valori attorno al 25-26% del lordo, così come emerso da una due diligence condotta da Cerved e pagata dalle tre banche. Un valore ben più basso di quel 32-33% a cui invece fa riferimento il Fitd (a cui toccherebbe la tranche equity con un investimento da circa 170 milioni), e sotto il quale diventerebbe più complicato mantenere inalterato il fabbisogno di capitale che l’Agricole, da parte sua, si è reso disponibile a coprire, ovvero 130 milioni. Il divario tra le due valutazioni vale circa 200 milioni di euro: un gap che al momento rimane scoperto ma che potrebbe essere limato proprio a valle delle valutazioni che sono in corso.

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