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Atene trova l’intesa in extremis

di Vittorio Da Rold

Dopo giorni di drammatici colloqui iniziati domenica scorsa, i leader dei tre partiti politici greci che sostengono il Governo Papademos hanno raggiunto ieri mattina un faticoso accordo sul pacchetto di misure di austerità richieste dalla troika composta dai funzionari Ue-Fmi e Bce in cambio di 130 miliardi di euro di aiuti.
I colloqui tra il primo ministro Lucas Papademos e i tre leader che appoggiano la sua coalizione si erano bloccati nella notte tra mercoledì e giovedì sui tagli alle pensioni, ma poi ieri mattina Papademos ha detto di aver trovato il modo di tagliare 300 milioni alla difesa e ad altre spese non meglio specificate per mantenere i saldi invariati e dare così il via libera all'intesa.
In un comunicato emesso dall'ufficio del primo ministro greco nel pomeriggio di ieri si confermava l'accordo sul piano di austerità salvando i tagli alle pensioni, politicamente molto impopolari.
Una volta che l'accordo è stato raggiunto ora tocca al Parlamento greco approvare a tambur battente le misure, probabilmente entro domenica in modo da ottenere i fondi per pagare i 14,5 miliardi di euro di bond in scadenza il prossimo 20 marzo ed evitare il default.
L'intesa darebbe anche il via allo scambio dei titoli di Stato in mano ai privati (Psi) che dovrebbe a sua volta permettere alla Grecia di ottenere una sforbiciata di 100 miliardi di dollari sui propri debiti e al tempo stesso di poter emettere nuovi titoli trentennali a un tasso molto basso, pari al 3,6% e un perdita complessiva pari al 70% dell'investimento.
Il clima sociale in Grecia è incandescente. Nel Paese i due principali sindacati hanno indetto uno sciopero per oggi e domani con manifestazioni da tenersi domenica davanti al Parlamento durante le votazioni per protestare contro il nuovo pacchetto di austerità.
A provocare la crisi sembra sia stato uno dei tre leader che partecipano al Governo, George Karatzaferis, segretario del Laos, estrema destra, che si era detto pronto ad abbandonare il Governo lasciando ai due partiti maggiori, il conservatore Neo Dimokratia e il socialista Pasok il peso di accettare le misure di austerità.
A quel punto i due leader, il conservatore Antonis Samaras e il socialista Giorgos Papandreou, si sono accordati per trovare altre forme per finanziare il deficit. L'intesa è stato raggiunta dopo che il premier Papademos ha assicurato ad Antonis Samaras, leader dei conservatori del partito Nuova Democrazia e probabile nuovo primo ministro, che le pensioni più basse non faranno parte del programma di tagli da 3,3 miliardi.
Non è ancora chiaro se Karatzaferis firmerà l'intesa. La troika ha chiesto ai leader politici e al premier di firmare un documento che impegnerà (come avvenuto in Portogallo) non soltanto i partiti e il Governo attuale ma anche quello successivo (dato che Atene andrà alle urne ad aprile in uno stato di crescente tensione sociale).
Di sicuro il piano approvato prevede il taglio del 22% del salario minimo, a 586 euro al mese, la riduzione di 150mila dipendenti pubblici in esubero entro il 2015 di cui 15mila nel 2012, privatizzazioni per 50 miliardi di euro, 600 milioni di tagli alla difesa e 300milioni di minori investimenti.
Il ministro delle Finanze greco, Evangelos Venizelos, volato ieri a Bruxelles per chiudere l'accordo a livello europeo ha dichiarato: «Abbiamo raggiunto un accordo con lo staff della troika Fmi, Ue e Bce per un piano nuovo, forte e credibile. Abbiamo anche un accordo con i creditori privati per lo scambio di titoli di Stato. Ora abbiamo bisogno dell'appoggio politico dell'Eurogruppo per il passo finale».
Fra i primi effetti dell'intesa fra Governo e i partiti che lo sostengono con la troika, e in aspra polemica con esso in quanto lo giudica deleterio per dipendenti e pensionati, si è dimesso ieri sera il vice ministro del Lavoro greco Yiannis Koutsoukous, deputato socialista ed ex sindacalista della centrale Adedy.

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