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Atene trema ancora, bond a due anni al 30%

Qualcuno probabilmente avrà pensato alla classica quiete prima della tempesta e in effetti quella di ieri sui mercati ricorda molto da vicino le caratteristiche di una giornata di transizione e di attesa del verdetto sulla questione Grecia: un avvio sulla falsariga della vigilia con vendite generalizzate, anche se meno violente, sulle attività più rischiose; un’inversione di tendenza, apparentemente senza alcuna motivazione fondamentale verso metà giornata e una chiusura positiva almeno per le Borse, ma senza esagerare.
Così Piazza Affari ha recuperato un timido 0,25% al pari di Madrid (+0,27%), mentre Parigi (+0,51%) e Francoforte (+0,54%) hanno guadagnato appena qualche decimo in più. Per Atene è stata invece ancora un’altra giornata da dimenticare (-4,77%), così come per i titoli di Stato greci, che ormai rendono dal 12,9% (il decennale) a quasi il 30% (il 2 anni). Difficile dire se davvero ieri gli operatori siano stati in grado di separare il rischio «Grexit» dal resto del Continente, o se si sia più probabilmente trattato di un rimbalzo tecnico che segue le svendite dei giorni precedenti.
Di certo c’è che ieri le stesse dinamiche si sono viste anche sui titoli di Stato, con un iniziale allargamento degli spread periferici e una ricucitura del gap sul finale. Quest’ultima potrebbe però essere stata anche propiziata dagli acquisti operati sul secondario dalla Bce nel nome del quantitative easing. Alla fine della giornata la Spagna ha leggermente accorciato le distanze nei confronti dell’Italia sul decennale (2,371% contro 2,325%), ma lo spread BTp-Bund è rimasto invariato a 153 punti perché anche i rendimenti tedeschi sono scesi leggermente sotto lo 0,80% ai minimi da due settimane: un segnale che l’avversione al rischio tornata in gran stile nelle ultime giornate non si è forse del tutto sopita.
Altra certezza è il disorientamento generale di fronte al protrarsi della telenovela greca, che domani vedrà andare in onda l’ennesima puntata all’interno dell’Eurogruppo in Lussemburgo: sulla carta sembrerebbe l’ultima spiaggia per trovare un accordo, ma visti i precedenti (e le dichiarazioni ancora piuttosto bellicose delle parti alla vigilia) sono in molti sul mercato a dubitarne. Il Financial Times intanto parla della possibilità della convocazione di un vertice straordinario dei governi dell’Eurozona sulla crisi ellenica per discutere della crisi greca.
In ogni caso gli investitori sembrano ormai concentrati soltanto sulla questione «grexit», che comincia pure a condizionare le loro aspettative, come dimostra il calo superiore alle attese dell’indice Zew (31,5 punti a giugno da 41,9 per la terza contrazione consecutiva) che lo stesso istituto tedesco attribuisce anche «alla crescente incertezza sulla Grecia». La situazione è tale che una notizia come il via libera della Corte europea al programma Omt (Outright monetary transaction) è passata ieri praticamente inosservata. Lo scudo anti-spread messo a punto dalla Bce e osteggiato dalla Germania è compatibile con i trattati Ue: a questo punto difficilmente sarà bloccato dal tribunale di Karlsruhe.
A distogliere l’atenzione, almeno per qualche ora, potrebbe contribuire però la Federal Reserve, che comunicherà la propria decisione sui tassi in serata: una stretta monetaria da parte di Janet Yellen sarebbe una sorpresa per tutti, il mercato seguirà tuttavia con attenzione le indicazioni sui futuri passi della Banca centrale Usa. Nell’attesa, anche a Wall Street è tornato ieri il segno più e il dollaro ha ricacciato l’euro sotto quota 1,13.

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