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Atene torna a litigare sui tagli

Il premier greco Antonis Samaras non aveva ancora finito di annunciare la notizia che l’accordo con la troika «era fatto» che i suoi due partner della coalizione lo hanno subito contraddetto facendo traballare la compagine governativa che ha solo quattro mesi di vita alle spalle. L’annuncio dato del premier «è stato un atto sconsiderato», ha ribattuto secco il leader del partito socialista Pasok, Evangelos Venizelos, commentando l’annuncio a suo dire quanto meno intempestivo. «Le trattative con la troika continuano sino al 12 novembre, giorno dell’Eurogruppo», ha aggiunto Venizelos.
Come se non bastasse, anche il partito della Sinistra Democratica, che fa parte della coalizione, ha detto «no» all’accordo con la troika nella parte in cui si rivedono i contratti di lavoro e gli stipendi dei dipendenti pubblici. Solo pretattica parlamentare? Possibile, ma i numeri sono esigui visto che la coalizione ha 176 seggi su 300 complessivi, di cui 127 del conservatore Nea Dimokratia, 33 del socialista Pasok e 16 della Sinistra democratica. La tenuta della coalizione è d’obbligo per evitare una crisi al buio dall’esito catastrofico.
Nella serata di ieri, in Parlamento si votava sulle modifiche alle privatizzazioni in modo da evitare in futuro di dover votare per ogni cessione di singola società pubblica, legge considerata dalla troika Ue-Bce-Fmi una condizione indispensabile per la concessione della nuova tranche di aiuti ad Atene.
Poi ci sono le riforme strutturali previste dal Memorandum d’intesa. Il percorso per l’approvazione del Memorandum in una legge omnibus – che prevede 89 riforme strutturali, tagli alla sanità, revisione del sistema di riscossione fiscale, nuove forme di maggiore flessibilità nei contratti di lavoro privati su licenziamenti e indennità, e riduzione dei dipendenti pubblici – è a dir poco a ostacoli. Il decreto omnibus composto da un solo articolo dovrebbe essere presentato in Parlamento il 5 e approvato entro 48 ore con procedura d’urgenza il 7 novembre.
Infine – terzo punto nell’agenda legislativa – oggi, mentre un Eurogruppo in teleconferenza dovrebbe dare alla Grecia il via libera a due anni in più per rientrare dal deficit eccessivo, il Governo dovrebbe presentare in Parlamento la legge Finanziaria 2013 che prevede anche 13,5 miliardi di tagli aggiuntivi per il 2013-14; manovra senza la cui approvazione, prevista per l’11 novembre, il giorno prima dell’Eurogruppo formale (si prevede un eurogruppo informale l’8 novembre), non arriverà la tranche di 31,5 miliardi di aiuti.
Ce la farà Samaras?
La cancelliera tedesca, Angela Merkel e il numero uno dell’Fmi, Christine Lagarde, ci contano, ma da Berlino, dove le due si sono incontrate ieri, hanno preferito evitare richiami diretti e parlare di ripresa globale che resta incerta, della necessità di riforme strutturali e del bilancio per ridare fiato alla crescita economica. «A causa delle modeste prospettive di crescita – si legge nel comunicato congiunto – e della considerevole incertezza dei mercati finanziari la fiducia degli investitori e dei risparmiatori non è tornata ai livelli pre-crisi». Così ecco l’invito ai paesi dell’Eurozona a incentivare la crescita e la competitività con le «riforme strutturali e i sistemi di protezione sociale». Crisi di Atene permettendo.

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