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Atene, stop Bce alla riapertura della Borsa

L’ottimismo degli ultimi giorni del governo Tsipras si è scontrato ieri con il parere della Bce che in serata ha bocciato la richiesta della Borsa di Atene di riaprire il listino già a partire da oggi. Poche ore prima, la portavoce del governo Olga Gerovassili si era detta abbastanza ottimista sulla possibilità che ripartissero le contrattazioni: «È possibile che la Borsa riapra già da domani (oggi, ndr) alle 12 o al massimo nei prossimi due giorni». Poi, in serata, la doccia fredda della Bce. 
I motivi alla base della decisione di Francoforte sarebbero però di natura tecnica. Atene ha chiesto una riapertura del listino senza restrizioni di alcun tipo, dalla Bce invece è arrivata la richiesta di un decreto del ministro delle Finanze che indichi alcune restrizioni sull’uso del denaro dai conti bancari greci per gli scambi sul mercato finanziario. Restrizioni che dovrebbero essere temporanee e che richiedono un po’ più di tempo per finalizzare i dettagli. Il listino di Atene è chiuso ormai da fine giugno, quando è stata decisa la stretta sulla circolazione del contante, indispensabile per limitare l’ormai scontata emorragia di liquidità con la corsa dei greci agli sportelli per ritirare i risparmi. La ripresa degli scambi – seppure a scartamento ridotto – potrebbe a questo punto arrivare da domani, come si è auspicata Gerovassili. Giornata cruciale anche per la ripartenza delle trattative con i creditori istituzionali.
Entro il 20 agosto il premier Alexis Tsipras vorrebbe chiudere l’accordo con l’ex troika per il piano di aiuti da 86 miliardi di euro e nello stesso giorno Atene dovrà rimborsare alla Banca centrale europea 3,2 miliardi. Ieri è stato lo stesso ministero delle Finanze greco a far sapere che i colloqui con i creditori partiranno domani mentre nella capitale stanno arrivando in queste ore i tecnici delle tre istituzioni (Bce, Fmi ed Esm), con i capi missione attesi per giovedì. Ma l’avvio dei negoziati si annuncia tutt’altro che in discesa: il governo ellenico sostiene di aver fatto gli sforzi necessari per ottenere il piano di aiuti. Due i pacchetti di riforme che, seppur con molte difficoltà, sono stati approvati dal parlamento greco. È stato dato il via libera all’aumento Iva, alla riforma del codice civile, sono state adottate anche le direttive Ue sul recupero dei crediti bancari. Sono rimasti fuori invece i tagli alle pensioni, un tasto dolente per Atene. E per alcuni, Germania in testa, gli sforzi fatti non sarebbero ancora abbastanza. I creditori insomma vorrebbero spingere per un nuovo blocco di «azioni prioritarie», questione questa assolutamente esclusa da Tsipras. Che negli ultimi giorni ha dovuto fare i conti con un partito spaccato e un governo di minoranza, nonostante i sondaggi lo diano ancora molto popolare tra i greci. Il negoziato in partenza nelle prossime ore però probabilmente si concentrerà su questi aspetti e se non si arriverà a un accordo potrebbe aprirsi la strada per un altro prestito ponte da cinque miliardi. Una strada stretta e tortuosa che il leader della sinistra radicale greca vorrebbe evitare così come vorrebbe escludere un altro passaggio in parlamento che, con la richiesta di nuovi tagli, potrebbe intrappolarlo in un vicolo cieco.
Tsipras vorrebbe procedere invece a passo spedito verso un accordo che nella migliore delle ipotesi potrebbe arrivare addirittura entro l’11 agosto, quando è stato ipotizzato un possibile Eurogruppo. Dopo gli toccherà fare ordine nel partito, ma a quel punto sarà un compito meno complicato.

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