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Atene: senza di noi la fine dell’euro

C’è chi vi vede una tattica — la minaccia di default — ma con un livello dello scontro più elevato perché questa volta la dichiarazione è pubblica: il ministro dell’Interno greco Nikos Voutsis ha detto ieri alla Tv Mega che Atene non sarà in grado di pagare le rate del prestito del Fmi perché non ha i soldi: «Le quattro rate per il Fondo monetario internazionale a giugno ammontano a 1,6 miliardi di euro — ha spiegato —. Questo denaro non sarà versato perché non c’è». Ci sono solo i soldi per gli stipendi e le pensioni. La prima scadenza è il 5 giugno, poi il 12, il 16 e il 19 giugno.
Solo due settimane fa il premier greco Alexis Tsipras aveva scritto alla direttrice del Fmi, Christine Lagarde, per avvertire che Atene non avrebbe potuto rimborsare la rata di maggio da 750 milioni, poi saldata con il fondo d’emergenza. La lettera è però diventata pubblica solo a pagamento avvenuto. Il Fmi non si era mosso dalla propria posizione: proseguire sulle riforme (a partire dalle pensioni e dal mercato del lavoro) in cambio dello sblocco del pacchetto d’aiuti. E su questa linea è al lavoro anche il fronte europeo, Commissione Ue, Bce e grandi creditori.
Compatto il governo greco ha sbandierato il rischio default, facendo alzare la tensione. Il ministro Voutsis ha parlato in patria, mentre il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ieri affidava alla Bbc — a cui ha confermato di aver registrato l’Eurogruppo del 24 aprile e di avere l’abitudine di registrare i vertici per poi preparare i briefing per il gabinetto greco — parole pesanti su una possibile uscita di Atene dall’eurozona: «Sarebbe l’inizio della fine per il progetto dell’euro. Se ci si trova in un’unione monetaria — ha detto — uscirne è catastrofico». Considerazioni che arrivano proprio il giorno dopo il richiamo di Mario Draghi da Sintra. Il presidente della Bce ha messo in guardia l’eurozona sottolineando che «in un’unione monetaria non ci si può permettere di avere profonde e crescenti divergenze strutturali tra Paesi, perché queste tendono a diventare esplosive» e «possono arrivare a minacciare l’esistenza dell’unione monetaria». E ha spronato gli Stati a proseguire con le riforme.
Sono ormai quattro mesi che il governo greco di estrema sinistra sta trattando per sbloccare gli aiuti e lo stallo attuale sarebbe da imputare, per Varoufakis, ai creditori internazionali perché «la Grecia ha fatto enormi passi avanti raggiungendo un accordo. Spetta ora alle istituzioni fare la loro parte. Noi li abbiamo “incontrati” a tre quarti del percorso — ha detto alla Bbc —. Ora devono venirci incontro loro nell’ultimo quarto del cammino», considerato che «una volta che si mette nella testa degli investitori che l’euro non è indivisibile è solo una questione di tempo prima che tutto inizi a disfarsi».
I nodi restano numerosi. La cancelliera Angela Merkel all’ultimo summit di Riga ha detto che «c’è ancora moltissimo lavoro da fare». Tsipras, che ha assicurato ai suoi che non accetterà «condizioni umilianti», mercoledì sarà in audizione al Parlamento europeo. Poi da giovedì la questione greca sarà sul tavolo del G7 economico a Dresda.

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