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Atene, Roma, New York, Berlino. Incroci di sicurezza e rendimento

Otto emissioni governative per dar vita ad una parte del portafoglio. O a tutto, se lo si vuole gestire solamente con emissioni obbligazionarie, con un bilanciamento tra rendimento e sicurezza. La maggiore redditività la si ottiene acquistando il T-Bond Usa, sia con durata quinquennale, sia con scadenza decennale. In ambedue i casi, il rendimento lordo è inferiore al 2%, a fronte, peraltro di quotazioni vicine al valore nominale, 100. Aspetto, quest’ultimo, molto amato da un grossa fetta di risparmiatori. L’investimento in emissioni statunitensi è molto semplice, perché gli scambi sui titoli di Stato Usa sono molto intensi. Chi sceglie di avere in portafoglio strumenti non euro dovrebbe avere una propensione al rischio di livello medio.

I pesiLa quota da destinare alle emissioni denominate in dollari statunitensi potrebbe essere pari al 25%, metà per la durata quinquennale e metà per quella decennale. A bilanciare l’ipotetico rischio di cambio, il Bund di Berlino con durata cinque anni (12,5%) e un peso pari per la scadenza doppia. In ambedue i casi, si è di fronte a zero coupon. Niente cedola, quindi, e in più lo Stato tedesco ha emesso sopra la pari, a 103,59 per la durata più breve, e a 102,64 per quella decennale. Meno fantasia operativa, per quanto riguarda la quota da destinare alle emissioni governative italiane e greche. Il peso da destinare ai Btp e alle emissioni di Atene potrebbe essere fissato al 35% per i due titoli del Tesoro di Roma e al 15% per la coppia di Atene. Non per amor di patria, ma per la maggiore liquidità dei titoli italiani e anche per il più elevato grado di affidabilità dei Btp. Solo l’incedere incerto della politica italiana fa sì che i rendimenti dei due Paesi siano molto vicini, mentre troppo alti restano i nostri nei confronti di Portogallo e Spagna.

Il bilanciamento della ricetta mette da una parte titoli ad alto grado di affidabilità, come il Bund di Berlino e il T-Bond di Washington, tripla A di rating per ambedue, e — solo per lo zio Sam — rendimento superiore in questa fase di tassi bassissimi. Sottozero per i richiestissimi Bund. Per l’Italia e la Grecia, portatrice di rendimenti pressoché analoghi, l’affidabilità è decisamente inferiore. Il raffronto, per tutti e quattro i Paesi, è tra le due scadenze più amate dai mercati, la quinquennale e la decennale. Quest’ultima, da sempre, è la più scambiata, anche in virtù dello stretto collegamento con lo strumento derivato esso pure di durata decennale. Che può servire da «copertura» (assicurazione contro il rischio che la quotazione possa subire soprattutto variazioni negative) degli investimenti fatti, ma anche di vera e propria attività di trading. La gara della redditività assoluta viene vinta dall’emissione quinquennale statunitense, che offre il 2,19% in più rispetto al Bund a cinque anni tedesco e il 2,12% in più rispetto al decennale della Merkel.

E il rischio cambio quanto potrebbe incidere? Generalmente, la rischiosità del comparto valutario è considerata elevata, in campo finanziario. Ma da inizio anno, il rapporto tra dollaro Usa e moneta unica è scesa sensibilmente. Tra valore massimo e minimo dell’euro la variazione è stata del 5,61%, mentre dal valore medio è inferiore al 3%. Uno scostamento assai limitato, rispetto alla potenzialità, ad esempio, dell’incremento di prezzo dei titoli di Washington, laddove il tasso di riferimento Usa dovesse ulteriormente diminuire.

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