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Atene rimbalza, ma si cerca rifugio nel Bund

Una soluzione concreta allo stallo su Atene è ancora difficile da ipotizzare e questa incertezza continua a condizionare l’andamento dei mercati finanziari. C’è da fare i conti con le parole del “poliziotto buono” Alexis Tsipras, che nei giorni scorsi ha rassicurato Fmi e Bce sul rispetto degli impegni, e con quelle del “poliziotto cattivo” Yanis Varoufakis. Il ministro delle finanze è impegnato in un tour per le capitali europee (ieri era a Londra dove ha incontrato il ministro delle finanze britannico Osborne) ha ribadito che la Atene non accetterà una nuova tranche di aiuti sotto l’attuale programma di aiuti ma che punta a rinegoziare un nuovo piano entro maggio. Fino ad allora Atene dovrebbe avere le risorse disponibili per far camminare la macchina statale. Meno chiara la situazione delle banche. 
Secondo stime ufficiose solo a gennaio si sarebbero volatilizzati 11 miliardi dai depositi. Gli istituti di credito per ora fanno conto sul sostegno della Bce attraverso il programma Ela (emergency liquidity assistance). La Banca centrale finora ha garantito il proprio sostegno perché il Paese era impegnato in un piano di salvataggio. Ma che succederà se questo piano, che scade il 28 di febbraio, non sarà rinnovato? Questo ed altri interrogativi che la crisi greca ha sollevato hanno segnato la giornata di ieri sui mercati. Quelli obbligazionari in particolare, su cui si è assistito al classico fenomeno del “fly to quality” con vendite sui titoli rischiosi e acquisti su quelli considerati rifugio anche se poco redditizi. Ad alta volatilità i tassi sui titoli greci, che ieri hanno registrato una impennata oltre il 19% sulla scadenza a tre anni mentre sul decennale c’è stato un calo di tensione: il tasso ha chiuso al 10,624%, in calo rispetto ai livelli di venerdì scorso. Il differenziale di rendimento tra Bund e BTp, dopo un avvio in netto calo sulla spinta dell’elezione di Mattarella a Capo dello Stato, è risalito nel corso della giornta per chiudere a 135 punti. Più per effetto della corsa al Bund, il cui rendimento ha toccato un nuovo minimo all’1,2%, che per un’ondata di vendite sui BTp il cui tasso ieri ha chiuso all’1,66% ben al di sotto della media dell’ultimo trimestre (1,99%). Più sostenute le vendite sui titoli spagnoli: ieri il rendimento dei Bonos decennali è balzato dall’1,43% all’1,49% con il differenziale di rendimento sul Bund tedesco a quota 118.
La ragione di questa performance, così come dei ribassi che hanno colpito la Borsa di Madrid (-0,72%) è da attribuirsi al parallelo che in molti hanno fatto tra la situazione politica in Grecia con quella in Spagna. Anche qui c’è un partito di sinistra (Podemos) con un leader giovane (il 36enne Pablo Iglesias) con un programma fortemente anti-austerity. Una formazione che è in testa ai sondaggi per le elezioni di dicembre e sabato scorso ha dato una notevole dimostrazione di forza con la “marcia per il cambiamento” che ha raccolto decine di migliaia di persone per le strade della capitale spagnola.
In una nota diffusa ieri gli analisti di Goldman Sachs consigliavano di chiudere le posizioni sugli indici Ibex 35 di Madrid e Ftse Mib di Milano. A giudicare da come è andata la giornata si direbbe che in molti hanno seguito il consiglio. Quella di ieri è stata una seduta incolore per Piazza Affari che ha chiuso appena sotto la parità (-0,09% ) a differenza dei listini di Francoforte (+1,25%), Parigi (+0,51%) e Londra (+0,49%). La spinta sui listini continentali è arrivata in particolare dal settore petrolifero (ieri l’indice settoriale europeo ha guadagnato il 2,93%) che ha tratto beneficio dal rimbalzo del greggio (vedi articolo a pag. 38). Da segnalare infine il rally della Borsa di Atene (+4,64%) che recupera terreno dopo il tracollo (-15% in cinque sedute) seguito al voto. Bene anche la Borsa di Lisbona (+1,34%). Anche in Portogallo si vota quest’anno ma, stando all’ultimo sondaggio elettorale, i partiti anti-austerity non sembrano aver preso piede: l’80% dell’elettorato preferisce i partiti tradizionali.
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