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Atene rilancia e sfida Bruxelles

Oggi riprendono i difficili colloqui tra la troika e i rappresentanti del governo greco a Bruxelles e ad Atene. L’accordo di far tornare i rappresentanti di Commissione europea, Bce e Fondo monetario internazionale nella capitale greca è giunto grazie alla mediazione del presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, che avrebbe chiesto direttamente al ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, di far tornare i rappresentanti dei creditori ad Atene oggi.
Secondo la ricostruzione offerta da Bloomberg, Draghi avrebbe chiesto a Varoufakis di accettare il ritorno della troika perché, senza la possibilità di vedere il reale stato dei conti pubblici del Paese, l’Unione europea non sarebbe mai stata in grado di poter autorizzare il pagamento alla Grecia della tranche da 7,2 miliardi di euro ancora rimanente del piano di aiuti da 240 miliardi di euro concessi al Paese.
Il ministro ellenico avrebbe ribattuto che l’idea per cui Atene si era opposta a un tale ritorno era un grande malinteso e i due avrebbero trovato rapidamente un accordo per un ritorno già nella giornata di oggi. Gran parte delle resistenze di parte greca sarebbero dunque di natura semantica, perché Atene rifiuta il termine troika, che, come spiegato da Varoufakis l’altro ieri in conferenza stampa, sa di coloniale. «La troika – ha detto il ministro – è una raccolta di tecnocrati che arrivavano ad Atene ed entravano nei ministeri proiettando un senso di potere che sapeva tanto di attitudine coloniale. Quella pratica è finita. Faremo tutto il possibile per fornire alle istituzioni ogni informazione di cui possano avere bisogno».
Una concessione importante da parte del governo di Syriza, perché la troika era stata bandita da Atene, ma i tecnici hanno bisogno di verificare sul posto l’andamento e l’attuazione delle riforme promesse dai politici a Bruxelles.
In questo quadro di mezze concessioni e bracci di ferro la televisione pubblica tedesca Ard ha mandato in onda ieri un documentario sulla crisi greca con un’intervista sempre a Varoufakis. Il ministro ha affermato che «qualsiasi persona dotata di buon senso a Bruxelles, Francoforte e Berlino sapeva nel maggio 2010 che la Grecia non avrebbe mai ripagato il suo debito. Ma tutti si mossero come se la Grecia non fosse in bancarotta, ma come se fosse semplicemente a corto di liquidità».
Parole che hanno rilanciato le aspre polemiche sulle modalità del primo salvataggio della Grecia che aveva previsto manovre di austerità, ingenti prestiti da 110 miliardi di euro ma non la riduzione del debito che avrebbe consentito di portare un fardello minore sulle spalle dei greci.
Anche Berlino è intervenuta. «La Grecia deve concordare con le istituzioni una chiusura soddisfacente del Memorandum d’intesa, dopodiché verranno versati gli aiuti – ha affermato Wolfgang Schaeuble – prima di allora non accadrà nulla».
Infine da Atene è arrivata la notizia che il governo Tsipras sarebbe pronto, secondo la Reuters, a prelevare 555 milioni di euro dal fondo di salvataggio bancario nazionale – nonostante la contrarietà della troika – nel tentativo di reperire denaro per far fronte alla crisi del credito. Atene rischia di restare a secco nelle prossime settimane.
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