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Atene richiama i capitali in fuga

di Gabriele Frontoni 

Duecento miliardi di euro. A tanto ammontano i capitali greci sfuggiti alle maglie del Fisco di Atene e parcheggiati nei forzieri elvetici. La stima è della Banca centrale ellenica che ha lanciato l'allarme per la fuga di capitali in tempo di crisi. Secondo gli esperti di Atene, infatti, i timori legati al fallimento dello stato avrebbero accelerato le operazioni di trasferimento di fondi neri in Svizzera.

Tanto che, dall'inizio delle incertezze sul futuro economico della Grecia, sarebbero volati nei forzieri svizzeri almeno 46 miliardi di euro. Un bel gruzzoletto, a cui il governo non sembra disposto a rinunciare. Ed ecco allora che nonostante i problemi interni, l'Agenzia delle entrate ellenica ha deciso di giocare la sua partita anche al di fuori del paese mettendo in piedi i primi contatti con le autorità di Berna con l'intento di arrivare a sottoscrivere in tempi stretti un accordo fiscale plasmato sulla falsa riga di quelli sottoscritti dalla Svizzera con Germania e Regno Unito. Secondo le prime dichiarazioni rese dal ministro delle finanze di Atene, Evangelos Venizelos, l'intesa potrebbe essere firmata entro la fine dell'anno, una volta che verranno condivisi i punti ancora aperti della prima bozza di accordo bilaterale buttata giù dai tecnici dei due paesi. In base a questo documento, i cittadini greci titolari di conti correnti in banche svizzere avranno due possibilità: dichiarare alle autorità elleniche quanto posseduto sui propri conti correnti; oppure pagare le tasse secondo l'aliquota che verrebbe applicata nel caso in cui lo stesso ammontare fosse dichiarato come reddito in Grecia. «La Grecia sarà in grado di raccogliere un notevole ammontare di tasse evase in parecchi anni. È inoltre molto significativo il fatto che i negoziati con la Svizzera siano entrati nella fase finale», ha spiegato il ministro che si è visto costretto, nei giorni scorsi, a dover fare i conti con una frode ai danni dello stato di dimensioni astronomica. Ammonterebbe, infatti, ad almeno otto miliardi di euro la cifra perduta in 10 anni dalle casse della Grecia in pensioni fasulle o versate a persone decedute e riscosse da parenti senza scrupoli. Poco più di un anno si era scoperto che 60 mila pensionati circa ormai deceduti percepivano ancora la pensione. Finalmente quello spreco enorme è stato quantificato, come reso noto da Rovertos Spyropoulos, direttore dell'Istituto per la previdenza sociale ellenica (Ika). «Stiamo lavorando per cercare di ridurre questi sprechi», ha detto Spyropoulos secondo cui, grazie ai recenti accertamenti condotti dall'ente, sono stati risparmiati circa 700 milioni di euro. Nel confermare che negli ultimi 10 anni l'Ika ha sborsato fra i sette e gli otto miliardi di euro in pensioni non dovute, Spyropoulos ha spiegato che il proprio istituto chiederà indietro tutto il denaro versato, sino all'ultimo euro. Anche in Grecia è molto diffuso il fenomeno delle pensioni fasulle, soprattutto per quanto riguarda quelle di invalidità e quelle del settore dell'agricoltura. Secondo il ministero del lavoro, ancora nel 2010 sono state corrisposte 320 mila pensioni di questo genere (pari al 14% di tutte le pensioni pagate nel paese). Circa le prime, lo scorso agosto il ministero della sanità ha scoperto che il 2% dei 35 mila abitanti dell'isola di Zakynthos (circa 700 persone), pur vedendoci perfettamente, risultano non vedenti dalla nascita e, in quanto tali, ricevono una regolare pensione di invalidità. Solo il totale delle pensioni truffate al governo dai falsi ciechi di Zakynthos ammonta a 6,4 milioni di euro all'anno.

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