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Atene, Parigi, Budapest: compiti a casa per tutti

di Chiara Bussi

Per l'Italia Mario Monti. Per la Grecia ancora Evangelos Venizelos, ma a rappresentare il nuovo governo guidato dall'ex numero due della Bce, Lucas Papademos. Per la Spagna ci sarà ancora il ministro uscente Elena Salgado, in attesa dell'insediamento del nuovo governo. Ma anche qui il vento è cambiato dopo le elezioni del 20 novembre. Sarà una due giorni all'insegna delle novità quella che si apre domani a Bruxelles con la riunione dell'Eurogruppo tra i ministri delle finanze dell'area euro e si concluderà mercoledì con il Consiglio Ecofin.

Nuovi rappresentanti, mosse di bilancio studiate la settimana scorsa per mettere sul tavolo delle trattative un impegno concreto in nome della stabilità finanziaria, ma anche recenti bocciature. Quasi tutti hanno cercato di fare i compiti a casa, ma quel che è certo è che le facce non saranno molto sorridenti: i venti contrari della crisi del debito non si placano e il loro effetto si allarga sempre di più. Da Atene a Roma, fino a Madrid, Lisbona, Bruxelles e ora anche Parigi. Fino all'Europa dell'Est, con l'Sos lanciato dall'Ungheria (che però non è nell'area euro).

La Grecia si prepara a finire ancora una volta sotto i riflettori, mentre spera di ottenere l'impegno dei partner a staccare l'assegno della sesta tranche di aiuti da 8 miliardi di euro (vedi articolo nella pagina a fianco). La strada è ora meno in salita dopo la lettera inviata giovedì scorso dal leader del principale partito dell'opposizione, Antonis Samaras, ai vertici di Commissione Ue, Eurogroup e Fmi, assicurando «pieno sostegno, con alcune modifiche» al piano di austerity del premier Papademos. Una vera e propria lotta contro il tempo all'insegna del rigore che secondo la Banca centrale ellenica è «l'ultima chance per evitare l'uscita dall'euro».

A Madrid il nuovo governo si insedierà solo intorno al 20 dicembre, ma già all'indomani della vittora Mariano Rajoy aveva preannunciato di essere pronto alla svolta con una manovra correttiva da 30 miliardi. Nonostante le pressioni della comunità internazionale non si attendono annunci a breve, perché la nuova coalizione è impegnata in un lavoro di ricognizione dei conti pubblici.

Il Portogallo, alle prese con quello che è stato definito «il più severo piano di tagli alla spesa pubblica dal 1974» per meritare il piano di sostegno da 78 miliardi di euro da parte di Ue e Fmi, porta invece in dote il recente declassamento da parte di Fitch. La settimana scorsa l'agenzia ha infatti ridotto il rating portoghese a BBB-, declassandolo come "spazzatura".

L'Irlanda si è invece concentrata sul rilancio della crescita e ha annunciato giovedì un piano che destina 100 milioni nei prossimi dieci anni per finanziare circa 5mila start up e Pmi. Questa settimana sono invece all'ordine del giorno possibili ritocchi alle imposte per aumentare le entrate di circa 1,6 miliardi di euro.

Il nuovo tallone d'Achille dell'eurozona sembra essere ora il Belgio sulla scia delle difficoltà del gruppo finanziario Dexia. Il debito pubblico è alle stelle (oltre il 96% del Pil nel 2010), l'economia viaggia a passo lento, con un Pil che nel 2012 dovrebbe crescere dello 0,8% appena e secondo le stime ufficiali richiederà misure aggiuntive da 11,3 miliardi di euro in tagli alla spesa o nuove entrate fiscali per riportare il deficit sotto il 3% del Pil. Non aiuta nemmeno l'instabilità politica: il Paese è senza governo da oltre 500 giorni e il re Alberto II ha nuovamente incaricato il socialista Elio Di Rupo di formare un nuovo esecutivo. E venerdì S&P ha declassato il rating da AA+ ad AA.

Conti pubblici sotto pressione anche a Parigi, che lotta per difendere il giudizio da prima della classe. La settimana scorsa Moody's ha fatto intendere che la tripla A è sempre più in bilico, perché «un aumento di 100 punti base dei tassi d'interesse rappresenta un costo aggiuntivo per lo Stato di 3 miliardi all'anno. Con una previsione di crescita del l'1% nel 2012 questo onere renderà più difficile raggiungere gli obiettivi di riduzione del deficit». Per Fitch il rating della Francia è «corretto», ma esiste il rischio di un declassamento se le condizioni economiche dell'eurozona dovessero peggiorare.

Al di fuori della zona euro la tensione sale anche in Ungheria, che la scorsa settimana ha bussato alla porta di Commissione Ue e Fmi per chiedere aiuto. Un nuovo colpo è stato inferto da Moody's, che ha declassato i titoli sul debito del Paese a livello "junk". Lo scossone ungherese – sottolineano gli analisti – rischia di avere contraccolpi sui Paesi vicini, a partire dall'Austria.

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