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Atene nel caos, Europa in allarme

La Grecia torna sotto i riflettori degli investitori internazionali che stanno vendendo azioni e bond ellenici a piene mani dopo un lungo periodo di grazia.
Il premier greco, Antonis Samaras, ha deciso di giocare di anticipo la delicata e intricata partita delle elezioni del nuovo capo dello Stato designando l’ex commissario europeo all’Ambiente, Stavros Dimas, un tecnico di centrodestra poco carismatico e poco conosciuto al grande pubblico, come candidato a presidente della Grecia. È definitivamente sfumata l’idea di proporre una candidatura di compromesso come Mikis Teodorakis, 89 anni, il compositore greco famoso nel mondo anche per la lotta alla dittatura dei colonnelli, un nome che avrebbe potuto catalizzare l’interesse di Syriza, la sinistra radicale, oggi all’opposizione.
L’indicazione di Samaras è arrivata all’indomani della scommessa del capo dell’esecutivo ellenico di anticipare di due mesi, al 17 dicembre, l’avvio della votazione parlamentare per eleggere il nuovo presidente. La seconda votazione si terrà il 22 e la terza, quella decisiva, il 29 dicembre .
È una scelta molto rischiosa che sta facendo tremare i mercati globali per il rischio che porti alla caduta dell’esecutivo di unità nazionale (Nea Dimokratia e Pasok) e ad elezioni anticipate in cui la sinistra radicale di Syriza sarebbe nettamente favorita nei sondaggi. La Borsa di Atene è arrivata a perdere più del 12,7% , la peggior seduta da 27 anni, mentre i rendimenti dei bond decennali sono schizzati al 7,9%, dopo aver toccato il minimo del dopo crisi con il 5,57% a settembre e il massimo al 30,83% il 31 maggio 2012.
Il voto per sostituire Karolos Papoulias, un ex partigiano della guerra al nazi-fascismo, è molto delicato per Atene e per l’intera area euro, poiché la maggioranza che sostiene Samaras è di 155 voti e per eleggere il presidente ne servono almeno 180, i due terzi del Parlamento monocamerale. Se non si raggiungerà la maggioranza qualificata nelle prime tre votazioni, la legge impone elezioni anticipate che si svolgerebbero probabilmente a inizio febbraio.
La sinistra radicale di Syriza, dopo aver vinto le elezioni europee di maggio, è in testa in tutti i sondaggi (con il 32% circa dei voti e un 3-6% di vantaggio sul centrodestra di Nea Dimokratia). Il suo giovane e carismatico leader, Alexis Tsipras, ha già fatto sapere che in caso di vittoria dichiarerà nulli gli accordi presi con la troika (Ue-Fmi-Bce) e chiederà la convocazione di una conferenza europea per tagliare il debito dei Paesi in crisi. Decisione che rischia di far tornare indietro di cinque anni la situazione di Atene che dopo aver riportato i conti in surplus primario (senza contare il costo del debito) prevede una crescita dello 0,6% quest’anno e del 2,9% l’anno prossimo, dopo sette anni di recessione.
Tsipras non vuole uscire dall’euro, ma convincere alcuni dei creditori internazionali della Grecia – i partner della zona euro e la Bce – che dovrebbero accettare una svalutazione dei loro crediti per ridurre il debito sovrano greco ad un livello sostenibile.
Debito che oggi viaggia al 174% del Pil, il maggiore dell’Eurozona. Ma questa richiesta va contro il Trattato europeo che vieta il salvataggio dei Paesi membri.
Il debito di investitori privati «non entrerà nei negoziati al fine di ridurre il carico del debito della Grecia», ha dichiarato John Milios, responsabile della politica economica di Syriza. Il problema è che oggi il debito è quasi tutto in mano all’Esm, il fondo salva stati, alla Bce e agli Stati membri. Una ristrutturazione del debito greco sarebbe un precedente ed equivarrebbe a un’unione fiscale.
Tsipras, però, potrebbe minacciare di non pagare gli interessi sul debito, pari a 7 miliardi all’anno, o chiedere una moratoria sul pagamento di questi ultimi. Tutti escamotage che potrebbero ridurre il peso dell’austerity.
Tutte ipotesi che comunque hanno allarmato i mercati nonostante la Commissione europea abbia cercato di gettare acqua sul fuoco. «Samaras sa dove sta andando, credo che i mercati dovrebbero sentirsi più sicuri di quello che si sono sentiti stamattina», ha detto ieri il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici commentando la situazione greca. Ma i mercati sembrano essere di parere diverso.

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