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Atene migliora l’offerta del buyback

Se la prima maxi-ristrutturazione ellenica da 206 miliardi di euro è stata coercitiva, lasciando i possessori di obbligazioni praticamente con l’unica scelta di accollarsi le perdite al 74% del totale investito, questa seconda volta i prezzi sembrano più attraenti per gli investitori che volessero aderire all’offerta che vuole ridurre di 11 punti percentuali il debito, sui 17 complessivi decisi a Bruxelles, entro la data del 2020.
La buona notizia, che ieri ha dato fiato ai mercati, spingendo i bond greci ai livelli più alti dopo la ristrutturazione del debito a marzo, come il prezzo del titolo 2023 salito a 39,51 centesimi, con il rendimento oltre un punto percentuale al di sotto della chiusura di venerdì (al 14,56%), è che l’offerta media di riacquisto dei propri titoli di Stato lanciata da Atene è più alta rispetto a quanto annunciato in precedenza. L’Agenzia del debito greco ha alzato i prezzi dell’offerta del riacquisto dei 62 miliardi di euro di bond ancora in mano ai privati con un generoso premio di 3,5-4,5 centesimi rispetto alla chiusura di venerdì 30 novembre (il 6% di incremento sul prezzo minimo e il 14% di aumento su quello massimo). Un limite scritto nel comunicato finale dell’Eurogruppo del 27 novembre scorso che sembrava essere considerato un tetto insuperabile e che oggi invece pare essere stato dato più per evitare la corsa all’acquisto di bond che avrebbe fatto schizzare i prezzi e forse pregiudicato l’operazione.
Occasione d’oro per gli hedge funds, che hanno 25 miliardi di bond greci comprati a livelli più bassi, meno interessante per le banche greche, che ne detengono 17 miliardi a prezzi più alti in bilancio, mentre i fondi pensione sono stati «esonerati» dal premier greco Samaras.
Atene, che per il buyback non spenderà più di 10 miliardi di euro, prestati proprio per questo dal fondo salva-Stati europeo Efsf, ha fissato un prezzo minimo nel range 30,2/38,1% e massimo tra 32,2% e 40,1% dell’ammontare a seconda della scadenza delle 20 serie di titoli (tra il 2023 e il 2042). Gli investitori devono aderire all’offerta entro il 7 dicembre e il regolamento è atteso entro il 17. Il successo dell’operazione è fondamentale per il futuro greco perché se non dovesse riuscire l’Fmi non parteciperebbe al finanziamento della tranche di aiuti da 30 miliardi di euro su 44 complessivi prevista il 13 dicembre, con relativo blocco anche della quota Ue.
Quanto incasserà Atene? Le cifre variano da 28 a 32 miliardi: «Se la Grecia spende l’intera cifra di 10 miliardi a un prezzo medio del 32% potrà acquistare 29,7 miliardi (9,5 miliardi per il 32% e 0,5 miliardi di euro per interessi maturati), di obbligazioni e ottenere una riduzione anticipata del debito di 19,7 miliardi (29,7 miliardi meno 10 miliardi di euro)», spiega Nomura che ipotizza anche un prezzo medio del 34% con cui si potrà riacquistare 28,1 miliardi.
Secondo la banca greca Eurobank l’operazione permetterà di ridurre il debito fino a 20 miliardi di euro. Barclays invece stima un prezzo medio del 36% del valore nominale che equivale all’acquisto di 28 miliardi, mentre RABO Bank prevede che potranno essere ritirati 31,58 miliardi di obbligazioni che equivarebbe a una riduzione del debito di 21,58 miliardi pari al 7,1% del debito. Ad assistere Atene nella difficile operazione saranno la Deutsche Bank, Morgan Stanley e come advisor legale lo studio internazionale Cleary Gottlieb.
«Sicuramente il buyback è una cosa buona per il mercato. Comunque – dice Fabio Fois economista di Barclays – il coinvolgimento del settore pubblico rimane essenziale per garantire la sostenibilità del debito greco nel medio periodo. In questo senso, i recenti commenti di Angela Merkel (che sembrerebbero aprire proprio a questa possibilità) sono probabilmente alla base della positiva reazione dei mercati».

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