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Atene mette 30mila statali in mobilità

di Vittorio Da Rold

È la fine di un tabù: 30mila statali verranno messi in mobilità e dopo un anno, se non avranno trovato un'occupazione in altri ministeri, verranno licenziati.

C'è anche questo nella maximanovra greca approvata ieri dal Governo Papandreou, oltre a nuove stangate fiscali su carburanti e case per un valore di 28 miliardi complessivi entro il 2014: sono questi i capitoli chiave che il ministro delle Finanze Evangelos Venizelos ha annunciato ieri sera senza aggiungere ulteriori dettagli, su una nuova serie di misure, così da rafforzare il risanamento dei conti su cui il Paese è in grave ritardo. Indiscrezioni che circolavano mercoledì sulla stampa riportavano che il Governo avrebbe assunto dal 2009 ad oggi 20mila dipendenti "non-autorizzati" – ragione per cui la troika Ue-Bce-Fmi ha sbattuto la porta la scorsa settimana e ha richiesto un taglio di posti di lavoro di 30mila dipendenti entro dicembre da mettere in mobilità al 60% dello stipendio e altri 100mila entro il 2015, in modo da ridurre entro il 2015 del 20% i 750mila dipendenti pubblici.

Verranno inoltre tagliate del 20% le pensioni oltre i 1.200 euro al mese e sarannno ridotte quelle agli statali andati in pensione prima dei 55 anni, mossa retroattiva che penalizza i baby-pensionati. Infine viene abbassato il reddito minimo di esenzione fiscale da 8mila a 5mila euro.

Il Paese rimane profondamente diviso tra il settore privato i cui lavoratori accusano la burocrazia statale di strangolare l'economia con i suoi costi ed inefficenza e i dipendenti pubblici secondo cui i maggiori problemi sono la corruzione politica e l'evasione fiscale. Probabilmente hanno ragione entrambi.

Immediata la reazione dei sindacati ellenici del settore pubblico e privato, l'Adedy e la Gsee, che hanno lanciato un appello allo sciopero generale di 24 ore il 19 ottobre, dopo quello del settore pubblico in programma il 5 ottobre prossimo.

Ora l'attenzione si sposta sul passaggio parlamentare dove il partito di maggioranza, il Pasok, è fortemente diviso e Neo Dimocratia, il partito conservatore all'opposizione, continua a chiedere elezioni anticipate, mentre da mesi la cura di austerità cui è stato sottoposto il Paese ha innescato crescenti proteste sociali.

Lo stesso Fmi si era spinto ad evocare lo spettro di una insolvenza sui pagamenti, che in realtà in Europa pochissimi sembrano auspicare per le conseguenze di contagio sulle banche francesi e tedesche, le più esposte.

Venizelos ha illustrato una serie di nuove misure puntando più sul fronte della riduzione delle spese (accelerazione sul taglio dei dipendenti della pubblica amministrazione, assieme a nuovi tagli ai loro trattamenti salariali, tagli anche alle pensione) piuttosto che sugli aumenti di tasse (aumenti delle imposte su carburanti da autotrasporto e combustibili da riscaldamento e prolungamento al 2014 di una tassa una tantum che era stata imposta sui beni immobiliari). Nessuna nuova sul piano di privatizzazioni, che prevede di ricavare 50 miliardi di euro entro il 2015.

Intanto il cancelliere tedesco, Angela Merkel, incontrerá il prossimo 27 settembre a Berlino il premier greco, George Papandreou, per fare il punto sulla difficile situazione e sulle riforme greche. «I grandi temi saranno sul tavolo», spiega il portavoce di Merkel, Steffen Seibert. L'incontro si svolgerà due giorni prima della riunione del Bundestag che dovrà votare la rifoma del Fondo di stabilitá della Ue e il giorno dopo il viaggio ad Atene di esperti di Ue, Fmi e Bce.

La business community ellenica resta cauta. «La svolta positiva per una rinnovata fiducia verso la Grecia arriverà solamente dopo che il programma di riforma del settore pubblico sarà approvato in Parlamento», dice Vassilis Antoniades, Partner & Managing Director di Bcg ad Atene. Questa è forse l'ultima opportunità per riforme strutturali e tagli alla spesa», dice il capo economista della Banca del Pireo, Ilias Lekkos.

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