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Atene in crisi di liquidità requisisce per decreto i contanti degli enti locali

La Grecia in crisi di liquidità requisisce la cassa di enti e aziende pubbliche per pagare stipendi e pensioni. «A causa di necessità improvvise e impreviste», è scritto nel decreto d’emergenza approvato dal governo ieri e inviato al Parlamento per l’ok, tutte le realtà statali saranno obbligate a trasferire i soldi che hanno depositati in banca su un unico conto centralizzato presso la Banca di Grecia. Il provvedimento riguarda tra l’altro Comuni, scuole, ospedali e aziende pubbliche. La somma raccolta sarebbe poi a disposizione del Tesoro che si impegnerebbe comunque a garantire i titolari contro possibili perdite in futuro.

L’operazione — varata grazie a una vecchia legge del 1951 — dovrebbe consentire di raccogliere in poche ore tra i 2,5 e i 3 miliardi di contanti. Manna per l’esecutivo che non ha un euro in cassa e deve affrontare nelle prossime due settimane una serie di scadenze importanti: il pagamento dei dipendenti pubblici e dei pensionati a fine mese (servono poco più di 1,5 miliardi) e due rimborsi al Fondo Monetario internazionale per 1 miliardo di cui 800 da pagare il 12 maggio. Il blitz di Alexis Tsipras sui soldi delle controllate statali ha fatto scattare l’allarme rosso sui mercati dove il rendimento dei titoli ellenici a tre anni è schizzato al 28%, il massimo dal 2012.
Syriza non è la prima forza politica a mettere nel mirino il “tesoretto” degli enti locali e dei fondi pensione. Il governo di Antonis Samaras aveva utilizzato parte dei loro fondi per contratti pronti contro termine al culmine della crisi di tre anni fa. La “confisca” però è una novità assoluta e ha fatto scattare la protesta immediata dei diretti interessati. «È un provvedimento inammissibile, faremo ricorso al Consiglio di Stato e lanceremo una mobilitazione nazionale», ha dichiarato Giorgos Patoulis, presidente dell’associazione dei Comuni ellenici. Parole destinate a cadere nel vuoto perché senza questi soldi, pare di capire dall’urgenza con cui sono stati requisiti, la Grecia rischia il default.
Le speranze di ricevere nuovi prestiti dai creditori in tempi brevi, in effetti, sono ridotte al lumicino. Ieri e oggi sono proseguiti gli incontri a Parigi tra la task force tecnica di Atene e il Brussel Group (l’ex-Troika). I passi avanti sono però molto faticosi e nessuno si illude di arrivare a un’intesa sulle riforme per l’Eurogruppo di venerdì. L’appuntamento successivo è per l’11 maggio, proprio alla vigilia del rimborso all’Fmi. Un appuntamento cruciale che rischia di segnare il vero redde rationem per il paese che senza un accordo sulle riforme in grado di sbloccare l’ultima tranche da 7,2 miliardi del piano di aiuti internazionali, rischia di dare l’addio all’euro.
Il fronte diplomatico, tra l’altro, sta iniziando a incrinarsi. Il nuovo governo finlandese non pare certo ben disposto nei confronti di Atene e potrebbe mettersi di traverso se e quando sarà chiamato a dare l’ok a nuovi aiuti. l’America – schierata fino a ieri con Tsipras nel- la richiesta di chiudere il capitolo dell’austerity – pare aver abbandonato la Grecia al suo destino dopo il summit tra il premier ellenico e Vladimir Putin. E Mosca è pronta ad approfittarne: sotto il Partenone è arrivato ieri il numero uno di Gazprom Alexei Miller per parlare del gasdotto Turkish Stream. Oggi vedrà il presidente del Consiglio anche se ben difficilmente Mosca, che sul fronte finanziario ha le sue belle gatte da pelare, potrà dare aiuti consistenti al governo Syriza.
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