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Atene e Lisbona, titoli spazzatura torna il rischio contagio sul debito

di Luigi Offeddu

BRUXELLES— Dichiarazione partita ieri pomeriggio dal numero 5-7 di Nikis Street, Atene, cioè dalla sede del ministero delle Finanze greco: «La decisione presa dall’agenzia Standard &Poor’s, di degradare il nostro rating, si basa su un’interpretazione non equilibrata e unilaterale delle decisioni prese dal Consiglio Europeo» (cioè del vertice dei capi di Stato e di governo della Ue, venerdì scorso). Parole indignate, o sgomente, per una notizia che era però nell’aria da molti giorni: Standard &Poor’s, l’agenzia di rating, ha declassato di due «tacche» , al livello «BB meno» la Grecia che già era stata oggetto di un salvataggio finanziario da parte della Ue e del Fondo monetario internazionale. Non solo: viene declassato anche il Portogallo, dal livello «BBB» a quello «BBB meno» , e cioè a un solo gradino dal cosidetto livello «spazzatura» che marchia i titoli di Stato sconsigliati agli investitori. Su due dei tre anelli più fragili dall’economia europea (il terzo è l’Irlanda) tornano dunque a riaccendersi i riflettori, e sale la preoccupazione: con la conferma, nell’uno e nell’altro caso, di un «outlook» , o prospettiva, negativa. Subito dopo la brutta notizia, fra i titoli di stato decennali di Lisbona e Atene e quelli omologhi tedeschi è tornato ad allargarsi lo spread, il divario di rendimento, che ora sfiora o supera per entrambi la fatidica soglia dell’ 8%; una soglia che molti alcuni esperti giudicano insostenibile a lunga distanza, per qualunque governo. Tutto questo avviene all’indomani della bocciatura affibbiata dal Parlamento portoghese al piano di austerità consigliato dalla Ue, mentre a Lisbona i dipendenti pubblici di alcuni settori riprendono a scioperare. E al primo allarme, l’agenzia di rating ne aggiunge un altro: dice infatti che, per il Portogallo, considerato il suo debito siderale, «è verosimile un ricorso al Fondo salva-Stati» , e lo stesso vale per la Grecia, «visto il suo bisogno significativo e persistente di prestiti» . Per Atene, «si accresce la probabilità di una ristrutturazione del debito» . È il vecchio incubo di uno o più Stati in virtuale stato di fallimento. Solo venerdì scorso, al vertice dei capi di Stato e di governo, se n’è discusso a fondo, mettendo anche le basi per il rafforzamento dei vari fondi o canali europei di finanziamento, a breve e a lunga scadenza. «Anche in quella occasione – commenta l’economista Paolo Ciocca, dell’ufficio studi di Bnl-Bnp Paribas -si è visto che il sistema di sicurezza approntato può e deve dare tranquillità all’Europa. Anche all’Italia: abbiamo i conti in ordine, un basso indebitamento delle famiglie, e così via. Ma per l’Italia come per la Grecia o qualsiasi altro Paese, è chiaro che per riordinare bene i conti ci vuole anche la crescita. È con questa, che va sempre messa in rapporto la sostenibilità del debito» . E sono molti, i fattori che possono influire. Perfino un disastro come quello di Fukushima: proprio in seguito al terremoto e all’incidente nella centrale nucleare giapponese, la Commissione Europea ha infatti limato dello 0,2%per quest’anno la crescita del Pil della Ue, e dello 0,27%per il 2012.

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