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Atene, dubbi sul voto anticipato

di Vittorio Da Rold

Mentre l'Olanda evoca la possibilità di chiudere l'accordo di aiuti dopo il voto in Grecia previsto ad aprile, ad Atene continuano i colloqui per costituire un fondo vincolato per assicurarsi che i soldi del piano di aiuti Ue-Fmi vadano esclusivamente a pagare i debiti greci in scadenza. Lo ha confermato ieri una fonte del Governo greco.
Una buona notizia in una situazione di estrema incertezza. Mentre Atene cerca infatti di evitare ulteriori ritardi nel versamento degli aiuti, iniziano a manifestarsi le prime crepe interne sul fronte del voto anticipato, elemento che ha frenato Bruxelles (insieme alle richieste del leader conservatore Antonis Samaras di riservarsi il diritto di rinegoziare i patti) dal dare via libera al piano di sostegno. «Mi dichiaro a favore di un prolungamento dell'attuale Governo Papademos fino alla scadenza naturale dell'attuale legislatura, cioè fino al 2013», ha dichiarato ieri a Francoforte il ministro per lo Sviluppo economico greco Michaelis Chrysochoides, dicendosi contrario alle elezioni anticipate fissate per aprile.
Secondo il politico del Pasok, l'attuale Governo potrebbe creare con le riforme la base per la futura crescita del Paese: «Per la Grecia la priorità è realizzare il programma di riforme» che crei un nuovo inizio in grado di portare il Paese fuori dalla crisi entro cinque anni.
Intanto ieri c'è stato un nuovo vertice del premier, il tecnico Lucas Papademos, ex vicepresidente della Bce, con i leader dei due maggiori partiti politici ellenici, rimasti a sostenere il suo Esecutivo di salvezza nazionale. Questo all'indomani dell'ennesimo rinvio, a lunedì prossimo, da parte dell'Eurogruppo delle decisioni in merito a un nuovo piano di aiuti a favore della Grecia, che ha riacceso i timori sul futuro del paese. Senza questi fondi Atene finirebbe in una situazione di insolvenza sui pagamenti dalle conseguenze imprevedibili per il resto dell'area euro. Dopo l'incontro Samaras ha manifestato «cauto ottimismo» rispetto al via libera al secondo programma di aiuti da parte dei ministri delle Finanze. «Non vi è certezza ma cauto ottimismo» ha dichiarato il leader di Nuova Democrazia, sottolineando che «la Grecia ha fatto quello che doveva fare».
Una situazione che resta caotica e che ha fatto temere ad alcuni deputati tedeschi che ad Atene si possa arrivare ad un golpe militare. Lo rivela il quotidiano Bild, secondo il quale nella capitale tedesca c'è già chi parla di un possibile «putsch» e di una «presa del potere» da parte dei militari greci. A nutrire i timori sarebbero le parole pronunciate dal presidente greco, Karolos Papoulias, nel corso di una cena con militari di grado elevato, ai quali avrebbe detto che «i politici dovrebbero prendere esempio dai nostri soldati, che sono sempre stati dalla parte della patria». Bild sottolinea che Papoulias durante la dittatura dei colonnelli greci dal 1967 al 1974 andò in esilio in Germania, ma aggiunge che «a dispetto di ciò ha cercato ieri in maniera deliberata la vicinanza dei militari per inviare il suo messaggio all'orgoglio nazionale e al patriottismo».
Secondo il sondaggio d'opinione condotto dalla società Vprc per conto del settimanale Epikairaieri, primo partito si conferma Nea Dimokratia con il 27,5% delle preferenze. Seguono il partito Sinistra Democratica con il 16%, il Partito Comunista con il 14% e l'altro partito di sinistra, Syriza, con il 13,5%. Il Pasok con l'11% occupa il quinto posto, mentre il Laos, il partito di estrema destra scende al 4,5%. Gli indecisi raggiungono il 31,8%.
Si tratta di dati che, oltre ai cambiamenti intervenuti nella società ellenica, mostrano anche un continuo e progressivo aumento dell'instabilità politica nel Paese, cosa che crea una certa diffidenza dei creditori internazionali verso la Grecia.

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