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«Atene da salvare, nel ’ 92 noi peggio»

di Luigi Offeddu

BRUXELLES— Quanto insegna, a volte, il passato: all’inizio degli anni 90 «l’Italia aveva un deficit all’ 11%, un debito al 120%, un’inflazione ben più alta di oggi e non c'era aiuto esterno..» . Mario Draghi, Governatore uscente della Banca d’Italia e fra pochi giorni presidente della Banca centrale europea, pesca nei ricordi: «Ogni mese dovevamo emettere titoli per un importo tre volte superiore a quello della Grecia, e l’Italia aveva un’esposizione 10 volte superiore a quella della Grecia» . Un disastro. La bancarotta sembrava dietro l’angolo. Ma non è arrivata, alla fine: «Il governo, seguendo il parere di Bankitalia, ha presentato un programma di bilancio ritenuto credibile, c’è voluto molto tempo, ma ce l’abbiamo fatta» . La prima volta di Draghi davanti all’Europarlamento, ai deputati della Commissione affari economici e monetari, cade in uno dei momenti più delicati per l’Europa. E il messaggio dal passato ha un senso perché l’uomo che ricorda ha avuto responsabilità allora e laggiù, in quell’Italia salvata appena in tempo, e sta per assumerle ora, in quest’Europa ugualmente messa alla prova: «In Grecia adesso le condizioni sono più favorevoli di quelle per l'Italia» , perciò «dobbiamo credere che si possa riuscire» a salvarla; «ci sono dei costi, ma dobbiamo crederci» . Parole che presumibilmente troveranno ascoltatori attenti sui mercati finanziari. E anche in Germania, in quella Germania i cui giornali «a volte mi hanno rappresentato come un piatto di pasta o una pizza» . Al di là delle battute, c’è un monito: qualsiasi ristrutturazione non volontaria (quindi imposta alle banche e ai privati in genere, ndr) del debito greco, un default «non gestito o mal gestito» , può provocare «una nuova Lehman Brothers» , con annesso rischio di «contagio» , e così rendere felice la speculazione che «non aspetta altro di sfruttare la contingenza» . Sarebbe una scorciatoia che porterebbe «maggiori costi» , e conseguenze sconosciute «perché se abbiamo capito come fallisce un’impresa non sappiamo cosa succede quando fallisce uno Stato» . In ogni caso, però, per il prossimo capo dell’Eurotower la crisi «non mette in discussione il successo dell’euro» , e la ricetta migliore è uguale per tutti: «Le riforme strutturali per rafforzare la competitività delle economie ed il potenziale di crescita devono essere la priorità dell’agenda politica non solo nei Paesi colpiti dalla crisi del debito» . Un misto di prudenza e realismo sembra essere la cifra di quella che Draghi chiama «la mia prima esperienza di responsabilità democratica » , quest’audizione che sarà seguita dal voto alla prossima seduta plenaria dell’Europarlamento. Così, vengono confermati ai rappresentanti politici dei cittadini europei i binari-guida della Bce: come la stabilità dei prezzi a medio termine, «senza questione di priorità o preferenze nazionali» . E a proposito di realismo, Draghi butta lì che il progetto degli eurobond è «legittimo» ma «nel lungo termine» , dunque prematuro oggi. Realismo è anche chiarire di non essere contrario per principio alla separazione fra le banche di credito e quelle di investimento. Poi viene il momento delle inevitabili domande sul passato professionale alla Goldman Sachs e sui timori di futuri conflitti d'interesse una volta insediato all'Eurotower. Per rispondere, Draghi pesca ancora nei ricordi, quelli di Bankitalia: «Chiedete alle banche italiane se sono stato leggero con loro…» ; quanto alla Goldman Sachs, «anche se si aspettava che lavorassi con i governi io non ero interessato e ho lavorato nel settore privato… l’importante è non solo aver agito con integrità ma anche essere percepito come tale» .

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