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Atene chiede un terzo salvataggio

Con una scelta degna della partita a poker che la Grecia e i suoi partner stanno giocando da giorni ormai, il governo Tsipras ha scritto ieri ai rappresentanti dei suoi creditori europei, chiedendo una estensione dell’attuale memorandum e un nuovo prestito di due anni, a cui vuole vengano associati «una ristrutturazione e un alleggerimento del debito». L’Eurogruppo ha deciso di valutare la richiesta di prestito, ma ha rifiutato l’allungamento del programma economico.
Parlando ieri sera all’agenzia Reuters dopo il nuovo vertice straordinario dei ministri delle Finanze della zona euro, questa volta in teleconferenza, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha spiegato che la richiesta di un nuovo prestito verrà valutata secondo le normali procedure. L’idea di una estensione dell’ultimissimo secondo dell’attuale memoradum, scaduto ieri a mezzanotte, è stata esclusa. Un nuovo Eurogruppo si terrà oggi per analizzare nuove informazioni greche.
Poche ore prima della riunione, il premier Alexis Tsipras – che ieri ha anche avuto un colloquio telefonico con il presidente del Consiglio Matteo Renzi – aveva inviato al presidente del Meccanismo europeo di Stabilità Klaus Regling e allo stesso Dijsselbloem una inattesa lettera chiedendo tre cose: di negoziare con i creditori un nuovo prestito per la durata di due anni; di ristrutturare e alleggerire il debito greco; e, come detto, di estendere l’attuale memorandum. Atene ha giustificato la sua richiesta citando «pressanti problemi finanziari».
Nella sua lettera, il governo greco ha precisato che il nuovo denaro verrà usato per finanziare il servizio del debito interno ed estero, un modo per dire che la Grecia si impegnerà a registrare un avanzo primario di bilancio. «Entro la fine del periodo di prestito, l’obiettivo della Grecia è di recuperare l’accesso ai mercati finanziari». Nella sua missiva, il primo ministro ha confermato l’impegno del suo Paese a rispettare il rimborso del debito contratto con i creditori.
Il Meccanismo europeo di Stabilità è il fondo monetario europeo, nato nel 2012 sulla scia della crisi debitoria. Né il primo né il secondo memorandum di cui è stata oggetto la Grecia ha goduto dell’aiuto dell’Esm (così come è nota l’istituzione comunitaria, secondo l’acronimo inglese). La scelta di chiedere il suo sostegno è giunta dopo che Atene e Bruxelles non hanno trovato un accordo su nuovi prestiti e nuove riforme in tempo prima della fine del memorandum.
Alla luce della scadenza ieri del programma, il governo Tsipras si è quindi arreso all’idea di chiedere un nuovo memorandum. Dinanzi alla richiesta, l’Eurogruppo si è riunito ieri sera in teleconferenza per valutare come rispondere alla nuova presa di posizione di Atene. I rapporti sono tesi, segnati da sfiducia e risentimento, dopo che il premier ha deciso di indire a sorpresa un referendum per domenica con il quale chiedere ai greci se accettano o meno le ultime proposte dei creditori.
La scelta è stata criticata, tanto più che le trattative erano ancora in corso per tentare di strappare un accordo e sborsare 7,2 miliardi di aiuti prima della fine del memorandum. Ricapitolando l’ingarbugliata vicenda greca, la situazione è ormai la seguente: la Grecia è senza programma da mezzanotte (per la prima volta in cinque anni), e ha quindi deciso di intavolare una nuova trattativa per un terzo programma di aiuti, condizionato a misure che Dijsselbloem ieri ha previsto più esigenti di quelle passate.
Nel frattempo, lo stesso governo Tsipras ha confermato che non avrebbe versato questa notte un rimborso al Fondo monetario internazionale di 1,6 miliardi di euro. A questo riguardo, proprio oggi la Banca centrale europea dovrà decidere se continuare i prestiti di emergenza alle banche greche e a quali condizioni (più restrittive?) dopo il mancato pagamento all’Fmi. Ciò detto, mentre l’alleggerimento del debito è probabilmente possibile, la ristrutturazione è più difficile.
Si parla di alleggerimento quando si allungano le maturità dei prestiti. La ristrutturazione invece prevede una riduzione del valore nominale del debito, una ipotesi respinta da molti, come ha ricordato ieri il ministro delle Finanze finlandese Alexander Stubb. Da Berlino la cancelliera Angela Merkel ha spiegato che la Germania non intende negoziare un nuovo programma «prima del referendum» di domenica. Tuttavia, bene o male, i colloqui continuano, fosse solo perché l’Eurogruppo tornerà a riunirsi oggi. Mentre Benoit Coeuré, in un’intervista, ieri è stato il primo membro del Consiglio Bce a non escludere l’ipotesi di un’uscita della Grecia dall’euro.
Da segnalare nella notte il nuovo downgrade per la Grecia. Dopo S&P, è la volta di Fitch, che ha abbassato il giudizio da CCC a CC: «Default probabile».

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