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Atene: c’è l’accordo con la troika

L’Europa vuole trovare entro la prossima riunione dei ministri finanziari dell’Eurogruppo, fissata per il 12 novembre, una soluzione al caso greco che sia non solo credibile, ma anche sostenibile. Tra le opzioni discusse in questi giorni c’è anche una qualche forma di ristrutturazione del debito pubblico greco, oltre che possibili nuovi prestiti provenienti dai governi creditori per un totale tra i 15 e i 20 miliardi di euro, secondo un alto responsabile della zona euro.
La situazione politica, economica e sociale greca è sempre molto difficile. Da settimane ormai il Governo greco, i partiti che lo sostengono e la troika stanno negoziando un pacchetto di tagli al bilancio di circa 13,5 miliardi di euro da adottare nel 2013-2014. Un primo accordo tra le forze politiche greche è stato trovato. Con questa manovra l’obiettivo è di recuperare il tempo perso negli ultimi mesi quando la Grecia è stata costretta a due tornate elettorali, la prima non avendo dato un risultato chiaro.
«La manovra in discussione non basterà per rimettere il Paese sulla buona strada – spiega un alto responsabile europeo -. Dobbiamo immaginare altre opzioni. Ormai tutti nella troika sanno che una soluzione passa da una riduzione del debito». L’obiettivo che i creditori e la stessa Grecia si sono dati è di portare il debito al 120% del Pil entro il 2020. Ormai impossibile: secondo gli ultimi dati pubblicati ieri da Eurostat il debito greco era pari al 150,3% del Pil in giugno.
Gli elementi di un possibile piano sono quindi: i tagli di bilancio da 13,5 miliardi di euro, associati all’adozione di una serie di 89 precise riforme economiche; un rinvio di due anni, dal 2014 al 2016, dell’obiettivo di surplus primario al 4,5% del Pil; e infine una riduzione del debito pubblico attraverso varie opzioni (riscadenziamento dei titoli, riduzione dei tassi d’interesse, riacquisto di obbligazioni sul mercato, ricapitalizzazione diretta delle banche attraverso il fondo europeo Esm).
Da Atene, il ministro delle Finanze Yannis Stournaras ha annunciato ieri che il Governo greco avrebbe trovato un accordo di massima sui tagli di bilancio, dai quali dipende una nuova vitale tranche di aiuti (di un valore di 31 miliardi di euro in novembre). Non è certo, però (almeno per ora), se il leader di Sinistra Democratica Fotis Kouvelis, parte della coalizione di Governo, accetterà l’accordo. Rimane quindi ancora un’incognita sull’approvazione del pacchetto in Parlamento.
In un intervento davanti ai deputati, Stournaras ha anche spiegato che vi sarebbe già un accordo con la troika per rinviare di due anni l’obiettivo di un bilancio primario al 4,5% del Pil, dal 2014 al 2016. Tuttavia, da Berlino, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha fatto capire che il Governo greco sta anticipando i tempi: «L’analisi non è terminata – ha precisato – So che vi sono progressi, ma alcuni punti dell’accordo devono ancora essere definiti». Lo stesso ha detto la Commissione.
Per far quadrare il cerchio dell’allungamento dei tempi, a Bruxelles si stima che Atene avrà bisogno di nuovi prestiti per 15-20 miliardi di euro (una forchetta più precisa parla di 16-18 miliardi). «Riguardo alla riduzione del debito, se optiamo per un’operazione drastica, l’obiettivo del 120% del Pil può rimanere al 2020, altrimenti possiamo immaginare di spostare la scadenza di due anni, al 2022», precisa l’alto responsabile della zona euro. «Sono fiducioso che si possa giungere a un accordo entro il 12 novembre».
La partita negoziale è complessa. Da un lato bisogna che il governo greco rispetti gli impegni di politica economica. Poi bisogna trovare un’intesa che convinca i paesi contrari a nuovi aiuti alla Grecia. Dalla Germania ieri il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble è sembrato accomodante: «Se vi sono proposte, l’Eurogruppo le valuterà». Infine bisogna trovare un accordo tra le istituzioni della troika – Commissione europea, Fondo monetario internazionale e Bce – che hanno interessi diversi.

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