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Atene attinge alle riserve Fmi

Il governo greco ha rimborsato la rata del prestito da 750 milioni di euro dovuta ieri al Fondo monetario internazionale utilizzando però 650 milioni di euro di riserve Sdr (diritti speciali di prelievo) detenute presso lo stesso istituto di Washington, che avrebbe acconsentito a causa della grave crisi di liquidità nella quale versa Atene. È quanto hanno riferito fonti dell’esecutivo ellenico, le quali specificano che le riserve Sdr andranno ricostituite in «alcune settimane».
Insomma, è stato un pagamento che ha risolto un problema ma che ne ha aperto un’altro nelle casse di Atene. Intanto il governo Tsipras ha rastrellato fondi per un totale di 600 milioni di euro dagli enti pubblici. La cifra è stata resa nota sempre dall’esecutivo ellenico in una nota facendo riferimento al decreto varato ad aprile dal premier Tsipras che ha imposto agli enti statali e locali (ma non ai fondi pensione) di trasferire le proprie riserve di liquidità alla Banca centrale della Grecia per coprire le esigenze di cassa di breve termine.
Dopo l’Eurogruppo di martedì a Bruxelles che ha praticamente lasciato Atene nel limbo con la liquidità che continua a ridursi, fonti spagnole, riportate dal quotidiano El Mundo affermano che l’Fmi non sia molto disponibile a partecipare a un terzo salvataggio della Grecia. I motivi? Secondo il quotidiano spagnolo, all’Eurogruppo l’Fmi avrebbe manifestato le proprie riserve a mettere mano a nuovi aiuti, stimati in 50 miliardi, per la scarsa volontà di Atene ad attuare i correttivi richiesti e la scarsa volontà degli europei a ridurre il peso del debito greco che viaggia al 180,2% del Pil.
Proprio sul tema di possibili finanziamenti alternativi ad Atene è filtrata la notizia dalla Grecia che Serghej Storchak, il vice ministro delle Finanze russo, avrebbe offerto nel corso di una telefonata lunedì ad Atene di accedere alla cosiddetta banca dei Brics, l’istituto di credito formato da Russia, Cina, Brasile, India e Sudafrica con riserve pari a 100 miliardi di dollari. L’adesione andrebbe discussa a giugno al vertice di San Pietroburgo. Il governo di Atene si è detto grato dell’offerta ma si è riservato di dare una risposta a breve. La proposta creerebbe nuova tensione tra la Grecia e i suoi alleati occidentali oltre a quella già sorta sulle sanzioni per la crisi ucraina.
Anche Carlo Cottarelli, attuale direttore esecutivo per l’Italia e anche per Atene all’Fmi, è intervenuto a Roma sulla delicata questione: «C’è stato il pagamento nei confronti del Fondo Monetario e anche questo ostacolo è superato. Adesso vediamo la discussione delle prossime settimane, perché a giugno e luglio c’è in ballo l’ammontare più grosso» del prestito che la Grecia deve rimborsare al Fondo.
La Bce proprio ieri ha nuovamente alzato, di 1,1 miliardi, portandolo a 80 miliardi, il tetto della liquidità di emergenza (Ela) concessa agli istituti di credito ellenici attraverso la Banca centrale greca e nello stesso tempo non ha aumentato l’haircut sui collaterali. Nonostante la boccata d’ossigeno Atene resta in difficoltà sul fronte della liquidità e ora sta cercando di allargare l’offerta per la privatizzazione del Pireo. Il governo greco chiederà questa settimana al gruppo di pretendenti in short list per la privatizzazione di presentare offerte riviste per una quota del 51% del più grande porto della Grecia: Atene prevede di offrire al vincitore un’ulteriore quota del 16% nel corso dei prossimi cinque anni. Lo ha riferito un funzionario del governo. Il precedente esecutivo conservatore della Grecia aveva stabilito di vendere una quota del 67% della Piraeus Port Authority. Il nuovo governo, guidato dal partito di sinistra Syriza salito al potere il 25 gennaio, aveva deciso di ridurre le dimensioni della partecipazione ad un’offerta per il 51 per cento. Il Consiglio dell’autorità per le privatizzazioni dovrebbe incontrarsi a breve per completare il processo di offerta che dovrebbe includere un ulteriore 16% da assegnare al vincitore dell’asta in quattro quote uguali nell’arco dei prossimi cinque anni. Cioè il 67% del Pireo.

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