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Atene apre su lavoro e pensioni

«Siamo molto vicini a un accordo». Le trattative tra Grecia e creditori continuano da tre giorni e proseguiranno domani. Yanis Varoufakis però, rimasto un po’ a margine dei negoziati, ha rotto ieri la consegna del silenzio concordata tra i tecnici delle due parti ammettendo che le posizioni si sarebbero avvicinate: «Non ho dubbi che il risultato sarà un successo», ha aggiunto, nella speranza di una intesa ponte all’Eurogruppo di lunedì che consenta di sbloccare almeno una parte dell’ultima tranche di aiuti di Bce, Ue e Fmi. E con la certezza di un accordo «al più tardi entro due settimane».
La partita, in realtà, non pare vicinissima a una chiusura. E da Atene arrivano, come è capitato spesso, pareri contrastanti. Alexis Tsipras sembrava aver aperto a un ammorbidimento delle sue posizioni, confermando in un comunicato congiunto assieme al presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker di essere pronto a trattare su pensioni e lavoro. Poche ore dopo però è arrivata la mezza marcia indietro dalla capitale: «L’Europa sa che noi non possiamo rinunciare alle linee rosse delle nostre promesse elettorali. Non possono chiederci di rinunciare a tutto», ha spiegato Gabriel Sakellaridis, portavoce del governo.
Bruxelles ha faticato del resto a digerire nei giorni scorsi alcune delle nuove leggi passate in Parlamento, specie quella che prevede la riassunzione di 4mila ex dipendenti pubblici licenziati «ingiustamente» — dice Syriza — su richiesta della Troika. Tsipras ha ricevuto ieri 50 addette alle pulizie del ministero dell’Economia protagoniste di una lunga battaglia sindacale per essere riassunte. «La vostra lotta ha avuto risonanza internazionale perché era giusta — ha detto — . Persino Angela Merkel, senza che la sollecitassi, mi ha detto una volta che avevate subito un’ingiustizia ».
I nodi però sono ormai arrivati al pettine. La Grecia non ha più soldi in cassa. E senza i prestiti dei creditori rischia a breve il default. Nessuno dunque se la sente più di esasperare le tensioni: «Ristrutturare il debito di Atene non è un tabù», ha ammesso il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, rompendo così quello che a tutti, a dire il vero, sembrava proprio un tabù. E anche Pierre Moscovici, Commissario economico di Bruxelles, ha auspicato un’intesa in tempi stretti. L’obiettivo condiviso da Atene e Bruxelles è trovare una soluzione che eviti la bancarotta del Paese che martedì deve rimborsare altri 800 milioni di euro al Fmi.
Si vedrà. Il riposizionamento di Atene del resto sembra confermato da un altro fatto. Il pressing delle istituzioni (in questo caso Fifa e Uefa) è riuscito a far cambiare in parte idea a Tsipras. E la Grecia, almeno sul fronte del calcio, resterà solidamente ancorata all’Europa. La nuova legge contro la violenza negli stadi è stata rivista in modo da non irritare Michel Platini e Sepp Blatter. E loro hanno ritirato la minaccia di bandire club e nazionale dalle competizioni continentali.
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