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Atene apre al piano-Ue: aiuti estesi per sei mesi

Spiragli sulla crisi della Grecia, dopo pesanti scambi di accuse tra Berlino e Atene: il governo di Tsipras si sarebbe deciso a chiedere l’estensione del prestito europeo, che «si distingue dal memorandum», il piano di aiuti imposto al Paese dalla troika nel 2010. In campo anche la Bce. Mercati in rialzo, Wall Street al record dopo l’apertura greca.

Il futuro della Grecia continuava ieri sera a essere drammaticamente in bilico, tra salvataggio e fallimento. Mentre da Atene il nuovo primo ministro Alexis Tsipras prometteva in Parlamento fin da venerdì prossimo nuove e attese misure sociali alla popolazione greca per alleviare le conseguenze della gravissima crisi economica, voci lasciavano intendere che il Paese mediterraneo potrebbe presentare fin da oggi ai creditori europei la richiesta di una estensione dell’accordo di finanziamento.
Ancora ieri, dopo il fallimento dell’Eurogruppo di lunedì sera, i partner della Grecia, riuniti a livello di ministri delle Finanze dell’Unione, hanno fatto pressione perché il nuovo governo greco chieda una proroga del memorandum di aggiustamento economico entro fine mese (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Nel frattempo, sono emerse dure critiche da parte di alcuni paesi non appartenenti alla zona euro, in particolare della Gran Bretagna, per via di una gestione della crisi definita senza mezzi termini caotica.
A dispetto delle critiche ufficiali di Atene contro l’ultimatum europeo, ieri sera circolava voce, rimbalzata dalla stampa greca e dalle agenzie di stampa anglosassoni, che la Grecia potrebbe chiedere oggi una estensione dell’accordo di finanziamento europeo che ha permesso al paese di evitare finora il fallimento. L’attuale programma di aggiustamento scade alla fine di questo mese. In queste circostanze, la semantica ha la sua importanza: Atene sembra fare una differenza tra accordo di finanziamento e programma di aggiustamento.
Il primo prevede prestiti, il secondo associa finanziamenti a (impopolari) misure di politica economica. Sempre ieri, parlando in Parlamento ad Atene, lo stesso Tsipras ha fatto una importante differenza: «Un accordo di finanziamento è diverso da un salvataggio». Non era certo ieri sera se il governo greco effettivamente presenterà domanda all’Eurogruppo oggi. E neppure era chiara quale potrebbe essere la risposta dei creditori europei della Grecia, che chiedono assolutamente garanzie sul fronte delle riforme economiche.
I paesi della zona euro hanno dato alla Grecia fino alla fine della settimana per chiedere una proroga dell’attuale memorandum, in scadenza a fine mese. Finora, ufficialmente, il governo Tsipras, che ha fatto campagna elettorale in gennaio promettendo di rinnegare il programma di aggiustamento, ha respinto l’ultimatum. Secondo il quotidiano greco Kathimerini, la domanda di proroga dell’accordo di finanziamento potrebbe essere di quattro-sei mesi.
«Siamo a un momento critico per la Grecia e per la zona euro – spiegava intanto ieri il cancelliere allo Scacchiere George Osborne a margine della riunione ministeriale –. Chiedo a tutte le parti di giungere a una intesa, perché l’assenza di un accordo avrebbe conseguenze severe per l’economia e la stabilità finanziaria”. Ha poi aggiunto: «Per la Gran Bretagna abbiamo un piano di lungo termine e possiamo quindi meglio proteggerci (…) ciò di cui la Gran Bretagna ha bisogno di vedere è competenza, non caos». Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, durante la riunione di ieri dell’Ecofin alcuni ministri delle Finanze hanno chiesto alla Commissione europea se questa si sia preparata a uno scenario nel quale il paese mediterraneo sarebbe costretto a uscire dalla zona euro. Interrogato durante una conferenza stampa, il vice presidente dell’esecutivo comunitario Valdis Dombrovskis ha spiegato che «la Commissione europea è impegnata a evitare questo scenario».
Se Osborne ha chiesto competenza ai partner europei, anziché caos, è perché nelle trattative di lunedì sera sono circolate non poche bozze di un comunicato finale. Tra queste, l’una messa a punto dall’Eurogruppo e rifiutata dal governo greco; l’altra preparata dalla Commissione europea e respinta apparentemente dal presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. Anche ad osservatori meno puntigliosi e più benevoli, la serata dell’Eurogruppo di lunedì, caratterizzata da fughe di notizie incontrollate, è sembrata piuttosto confusa.

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