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Atene al voto decisivo la Ue: non c’è un piano B

Eypo, questo è il nome dell'euro in greco, come appare scritto su tutte le banconote di Eurolandia. Ma per questo legame, che finora sembrava indissolubile, sono ore decisive: il destino della Grecia e della stabilità dell'Eurozona sono sotto esame. Due destini incrociati che sono nelle mani del Parlamento di Atene, la patria della democrazia occidentale. Saranno infatti i 300 deputati ellenici a decidere se mandare il Paese alla bancarotta, o salvarlo. Ma se dovessero fallire trascinerebbero nel gorgo del default buona parte dell'economia mondiale con il famoso effetto contagio visto che Atene, con 79 miliardi di dollari in Credit default swaps e 340 miliardi di debito, ormai è come una Lehman Brothers sull'Egeo.

Per questo l'Unione europea, con l'avvicinarsi del momento della verità, usa toni sempre più drammatici sottolineando ancora una volta che «non esiste nessun piano B. Il solo modo di evitare un default immediato – ha detto il commissario Ue per gli Affari economici e monetari Olli Rehn – è quello di approvare in Parlamento il nuovo piano di austerità da 28,6 miliardi di euro».

Sugli stessi toni anche il presidente permanente del Consiglio Ue, Herman van Rompuy che ribadisce che in gioco c'è «la stabilità dell'eurozona». Naturalmente non è proprio così visto che dietro le quinte, trapela da Bruxelles che la Commissione si sta preparando ad affrontare anche lo scenario peggiore, con un'inezione di liquidità, ma parlarne ora è vietato. Solo informalmente e dietro la garanzia dell'anonimato fonti europee raccontano che «è da tempo che si sta riflettendo e lavorando per fare fronte anche a questa sciagurata ipotesi».

Intanto però la Grecia è paralizzata da uno sciopero generale di due giorni e la tensione sociale è sfociata in scontri duri con i 5mila agenti schierati nelle strade del centro di Atene. I gruppuscoli anarchici di Exarchia sono stati i più violenti, come al solito, costringendo gli "indignados" a trovare rifugio nella stazione della metropolitana di piazza Syntagma, rimasta aperta per consentire ai dimostranti di arrivare in centro.

Mentre i partiti dell'opposizione guidati da Antonis Samaras sono arroccati in uno sterile boicottaggio dell'appello a quella unità nazionale ritenuta necessaria per fare fronte e superare la crisi, Dora Bakoyannis, leader di Alleanza democratica, formazione di cinque deputati transfughi da Nuova Democrazia, annuncia la libertà di voto, che significa via libera al sostegno al Pasok di Papandreou che con 155 deputati, di cui quattro a rischio, ha un solo voto di maggioranza.

In attesa del doppio voto parlamentare – prima sulla strategia complessiva di risanamento poi sulle misure attraverso cui applicarla – proseguono i contatti con i privati (banche, fondi d'investimento e assicurazioni) per definire tempi e modi della loro partecipazione volontaria al secondo piano di salvataggio della Grecia da circa 110 miliardi di euro.

I singoli Paesi stanno sondando i rispettivi istituti di credito e il piano proposto dalla Francia sembra guadagnare consensi. Anche se non mancano le puntualizzazioni. La Germania è per un coinvolgimento pari ad almeno un terzo del totale dell'intervento. E l'Olanda chiede maggiore chiarezza sul ruolo dei privati e sull'equa ripartizione della loro partecipazione.

Ma tutto il meccanismo alla Brady bond ellenici resta subordinato all'esito del passaggio parlamentare del piano Papandreou. Se Atene supererà il test, entro il 3 luglio prossimo Ue e Fmi potranno dare il via libera alla quinta tranche da 12 miliardi di euro degli aiuti, per 110 miliardi, concessi un anno fa a maggio 2010. Consentendo così alla Grecia di far fronte alle esigenze finanziarie di metà mese: rinnovi e pagamenti pensioni e stipendi.

Inoltre, l'11 luglio potrebbe essere anche definito il nuovo piano di salvataggio da altri 110 miliardi in base a modalità tali da convincere le agenzie di rating – con cui i contatti proseguono – a non dichiarare il default di Atene.

«Le riforme strutturali dell'economia sono sicuramente una sfida importante – ha detto Rehn rivolgendosi ai greci – ma resta di gran lunga un'alternativa migliore al fallimento».

I mercati comunque sembrano credere a un esito positivo. Le borse europee – Atene compresa – hanno chiuso in rialzo e l'euro ha guadagnato terreno sul dollaro per il secondo giorno consecutivo. Il destino dell'euro si decide ad Atene.

 

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