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Atene affonda le Borse,addio aiuti Juncker, appello ai greci: “Votate sì”

Ultimi, affannosi, e finora inutili tentativi per convincere il governo greco ad accettare le proposte dei creditori e presentarsi al refrendum schierato sul fronte del “sì”, rendendo così possibile una proroga del programma di aiuti che scade alla mezzanotte di oggi. «La porta è sempre aperta», dice il presidente dell’eurogruppo Dijsselbloem. Si mobilita perfino Obama, che telefona a Hollande: i due esprimono la speranza di una ripresa dei negoziati.
Il mondo intero si china sulla crisi greca. La Cina esprime «solidarietà alla Ue» e spera che Atene resti nell’euro. Mosca dice di capire la convocazione del referendum da parte di Tsipras, ma auspica un accordo. Le borse di tutto il Pianeta incassano una botta negativa, e Milano è tra quelle più colpite. Lo spread dei titoli italiani subisce un’impennata ma poi torna a livelli non allarmanti. Come sempre, la fine della ricreazione la suona Angela Merkel, quando si dice pronta a riaprire i negoziati, ma «dopo il referendum». E spiega anche di non vedere «alcun motivo» per convocare un summit straordinario dell’eurozona: richiesta avanzata dal vertice dei capigruppo del Parlamento europeo. E’ il segnale che ormai le posizioni dei due schieramenti sono definite, e gli eserciti aspettano solo l’esito della battaglia referendaria di domenica. Se vinceranno i “sì”, vincerà l’Europa e la Grecia potrà negoziare un nuovo programma di aiuti. Se vinceranno i “no”, vincerà Tsipras e Atene sarà di fatto fuori dalla moneta unica. Non la pensa così il primo ministro greco. Ieri parlando alla televisione, Tsipras ha invitato a votare “no”, ma ha anche affermato che gli altri paesi europei non vogliono l’uscita della Grecia dall’euro e che dunque un referendum che desse parere negativo alla proposta dei creditori rafforzerebbe il governo greco in vista di una nuova tornata di negoziati. Questa interpretazione è stata respinta dai massimi responsabili europei. Da Juncker alla Merkel, da Renzi a Schulz, da Hollande allo spagnolo Rajoy, tutti hanno sottolineato come il vero quesito referendario riguardi la volontà dei greci di restare nella moneta unica. « Il referendum greco non riguarda solo il si al piano Ue, ma è un voto fondamentale sul fatto se Atene intende stare della Eurozona o no», ha spiegato il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz invitando i greci a votare “sì”. «Il referendum greco non è un derby tra la Commissione e Tsipras, ma tra l’euro e la dracma», ha scritto Matteo Renzi in un tweet. «Un “no” significherebbe che i greci dicono di no all’euro e all’Europa», ha detto il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker nel corso di una affollata e appassionata conferenza stampa in cui ha difeso le proposte dei creditori e criticato duramente il comportamento di Tsipras: «mi ha deluso».
«Se fallisce l’euro, fallisce l’Europa – ha detto Angela Merkel – ma l’Euro non fallisce per un referendum in Grecia. Fallirebbe invece se riducessimo ulteriormente i vincoli: l’euro ha bisogno di più responsabilità e vincoli. I motivi di dissenso del governo greco non erano sui dettagli della nostra proposta. Semplicemente, il governo greco non voleva doversi attenere a delle condizioni: per questo ha rifiutato le offerte che erano state fatte».
Anche Juncker, ieri, si è dilungato a spiegare quali fossero i termini della proposta europea: «Non abbiamo chiesto tagli alle pensioni. Non abbiamo chiesto tagli agli stipendi. La nostra non era una proposta dettata da stupida austerità. Abbiamo chiesto di ridurre gli incentivi ai pre-pensionamenti, di tagliare il bilancio della Difesa, di eliminare le esenzioni fiscali per gli armatori. E abbiamo offerto un piano di investimenti per 35 miliardi di euro». Il governo di Atene ha però contestato alcune delle affermazioni del presidente della Commissione, accusandolo di «mancanza di sincerità».
In generale, comunque, l’idea ventilata da Tsipras di poter riprendere i negoziati anche dopo un esito negativo del referendum si scontra con il fatto che, a partire dalla mezzanotte di oggi, la Grecia si troverà in default e il programma europeo di assistenza sarà definitivamente scaduto. Ieri il governo greco ha confermato che non rimborserà 1,6 miliardi di euro al Fmi. E questo avvia automaticamente la procedura di insolvenza. Il premier greco ha chiesto ancora una volta una proroga del programma di aiuti. Ma ha ricevuto un secco rifiuto. Difficile che, senza soldi in cassa e con nuovi debiti in scadenza, Atene abbia il tempo per negoziare un nuovo programma qualora gli elettori respingessero quello che è oggetto del referendum di domenica.
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