Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Atene affonda le Borse, il BTp torna al 2%

La settimana finanziaria parte male. Le (poche) Borse europee aperte hanno accusato il colpo. Le dichiarazioni arrivate nel week end dagli esponenti governativi greci non sono passate inosservate. Le parole usate sono state più forti di quelle rilasciate sino ad ora nel “gioco della parti” per tirare l’acqua al proprio mulino. Il ministro dell’Interno greco, Nikos Voutsis, ha affermato che Atene non rimborserà nessuna delle quattro rate in scadenza a giugno per la restituzione del prestito al Fondo monetario internazionale. «Le quattro rate per l’Fmi valgono un miliardo e 600 milioni, questo denaro non sarà versato e non ce n’è da versare».
E poi ci sono le parole del ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, il quale ha ribadito che il suo governo ha già fatto la sua parte e ha avvertito che un’uscita della Grecia dall’euro sarebbe «catastrofica», «l’inizio della fine per il processo della moneta unica». Ieri Atene ha provato a stemperare letensioni: il portavoce del governo, Gabriel Sakellaridis, ha detto che il governo cercherà di onorare tutti i debiti e non ha considerato l’ipotesi di accorpare i rimborsi dovuti al Fmi il mese prossimo e rinviarne il pagamento a fine giugno.
Ma i mercati non hanno cambiato idea. Soprattutto le Borse dei Paesi periferici, quelli in teoria più esposti a un contagio. Il Ftse Mib di Piazza Affari ha chiuso con un calo del 2,09% in linea con il ribasso di Madrid (-2,01%) e Lisbona (-1,83%). Ancora più marcato il calo della Borsa di Atene (-3,11%) mentre Parigi ha limitato il ribasso a -0,5%. Volumi ridotti in una giornata anomala per le piazze finanziarie considerata la contemporanea chiusura delle Borse di Francoforte, Londra, Zurigo, Hong Kong per festività. Chiusa anche Wall Street in occasione del Memorial Day. Pochi scambi e quotazioni quasi “congelate” dopo essersi portate in rosso sin dalle prime battute. Un po’ di pepe ce lo ha messo anche la vittoria del partito di estrema sinistra Podemos alle elezioni in Spagna (il nuovo sindaco di Madrid farà parte di questo schieramento): notizia che alimenta il sentimento anti-austerity in Europa e che in teoria non piace agli investitori. Sul mercato dei titoli di Stato
I bassi volumi e la chiusura de l mercato di Francoforte (dove vengono scambiati gran parte dei contratti future) ha pesato sull’andamento dei titoli di Stato. Il Bund a 10 anni è rimasto fermo allo 0,6%; scambi ridotti al lumicino e per di più su circuiti secondari hanno condizionato rendimenti e spread. Nella periferia, paradossalmente, sono stati i titoli più liquidi, ovvero i BTp, ad essere i più penalizzati. Questo spiega perché il decennale italiano è balzato di 11 punti base (da 1,84% a 1,95%) mentre il rispettivo Bonos, nonostante la vittoria di Podemos, è rimasto fermo all’1,76%. Il Bund “bloccato” ha fatto sì che anche lo spread con il BTp si sia impennato a 134 punti, in modo anomalo. Scambi artificialmente ridotti anche sul decennale greco che è rimasto all’11,19%, così come il titolo a 2 anni che prezza un rendimento del 23,4%, valori vicini a quelli della vigilia. Un po’ più mosso, ma lontano dalle contrattazioni standard, il cambio euro/dollaro, scivolato sotto 1,1. La giornata di oggi sarà certamente più indicativa per misurare l’impatto delle nuove tensioni in Grecia, visto che i volumi e gli scambi tenderanno a normalizzarsi con la riapertura dei mercati finanziari più importanti d’Europa e di Wall Street. Gli addetti ai lavori sono indecisi a questo punto sulle pieghe che prenderà questo nuovo braccio di ferro tra Atene e i creditori internazionali.
«I mercati incominciano a credere che le tensioni in Grecia non siano più un bluff ma una minaccia concreta- spiega Filippo A. Diodovich di Ig -. I timori sul Grexit avranno un impatto maggiore sull’euro rispetto alle piazze azionarie, sostenute ancora dalle iniezioni di liquidità della Bce». Secondo Antonio De Gaetani, gestore di Bnp Paribas Investment Partners, «le difficoltà che la Grecia dovrà affrontare nelle prossime settimane per ripagare l’Fmi le tranche di debito in scadenza rappresentano una grossa spada di Damocle sia per il listino domestico sia per la moneta unica che, tra l’altro, deve anche fare i con un dollaro Usa destinato a rimanere forte nel corso di quest’anno».
Difatti si aprono tre scenari possibili, come ricordano gli analisti di Ig: 1) un default, con apertura a una Grexit; 2) un accordo dell’ultimo minuto sulle nuove riforme in cambio della tranche di aiuti da 7,2 miliardi di euro, che permetterebbero al Paese di prendere una vera e propria boccata d’ossigeno; 3) l’eventualità che il Fondo monetario internazionale conceda un temporaneo allungamento della scadenza di questi prestiti. In tal caso, il mercato potrebbe riconoscerebbe questo evento come un “default di fatto”.
Resta il fatto che la volatilità sui mercati potrebbe restare alta nelle prossime sedute, anche perché si attendono importanti dati macroeconomici. Oggi dagli Usa arrivano il dato sugli ordini dei beni durevoli di aprile che avranno un impatto sulla produzione industriale dei prossimi mesi. Ancor più importante la seconda lettura del Pil del primo trimestre che verrà comunicata venerdì. Le attese sono per una revisione in negativo del dato rispetto al +0,2% della stima rilasciata nelle scorse settimane. Questi dati potrebbero impattare sull’andamento del cambio euro/dollaro, molto sensibile ai segnali che arrivano dall’economia Usa perché da questi dipenderà la tempistica con cui la Federal Reserve intenderà procedere per rialzare i tassi di interesse per la prima volta dal 2006.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Maximo Ibarra ha rassegnato le sue dimissioni da Sky Italia per diventare amministratore delegato e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non cede all’ottimismo il ministro dell’Economia Daniele Franco che punta l’indice sui due pun...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

In punta di diritto: la contrarietà a un giudicato nazionale, nel contesto del giudizio di ottemper...

Oggi sulla stampa