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Aste elettroniche, ricorso in Europa

L’Autorità per la vigilanza sui contratti impugna davanti alla Corte di giustizia la disciplina nazionale sulle aste elettroniche per contrasto delle norme in materia di trasparenza e parità di trattamento della direttiva appalti pubblici; sarebbe illegittimo l’articolo 292 del dpr 207/2010 che consente, negli appalti dei «settori speciali», di impedire durante la fase dell’ultimo rilancio che i concorrenti conoscano la propria posizione in classifica.

La richiesta «pregiudiziale» viene posta dall’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici nell’ambito di una procedura di «precontenzioso» presentata all’organismo di vigilanza da un concorrente che aveva partecipato a una procedura ristretta per un appalto di forniture di macchinari, esperita mediante asta elettronica. In particolare oggetto della contestazione era la clausola della lettera di invito in cui si prevedeva che, in caso di offerte migliorative durante la fase dell’ultimo rilancio, i concorrenti non sarebbero stati in grado, per cinque minuti prima del termine dell’asta, di visualizzare la propria posizione in classifica e le offerte degli altri operatori economici. Rispetto a questa clausola veniva posta sia un’eccezione di contrasto con il principio generale di trasparenza e pubblicità del diritto comunitario, sia di violazione dell’ articolo 56, sesto comma, della direttiva 2004/17/Ce che stabilisce che «nel corso di ogni fase dell’asta elettronica, gli enti aggiudicatori comunicano in tempo reale a tutti gli offerenti almeno le informazioni che consentono loro di conoscere in ogni momento la rispettiva classificazione».

Un primo profilo di interesse consiste nel fatto che l’Autorità, per la prima volta, rinvia una questione alla Corte di giustizia qualificandosi come «organo giurisdizionale» in virtù della sua indipendenza e terzietà, dell’obbligatorietà della sua giurisdizione, della natura contraddittoria del procedimento, e del fatto che l’organo applichi norme giuridiche per la risoluzione di controversie.

Il secondo profilo di interesse riguarda l’eccepita illegittimità comunitaria, da parte dell’organismo di vigilanza, di una norma del regolamento del Codice dei contratti pubblici, l’art. 292, quarto comma, del dpr 207 /2010 che, integrando la norma primaria dell’art. 85 del Codice, consente alle stazioni appaltanti operanti nei «settori speciali» (acqua, trasporti e telecomunicazioni), di impedire «durante la fase dell’ultimo rilancio» che i concorrenti conoscano la propria posizione in classifica.

Per l’Autorità, infatti, la previsione di un black-out di cinque minuti nella fase finale dell’asta elettronica, ossia nella fase solitamente decisiva per l’aggiudicazione dell’appalto al migliore offerente, «sembra porsi altresì in contrasto con i principi di trasparenza e parità di trattamento, dai quali discende l’esigenza che vi sia un’effettiva competizione tra i concorrenti, i quali tutti dovrebbero essere messi a conoscenza dell’effettivo valore del contratto attraverso l’osservazione dei comportamenti degli altri concorrenti, e in particolare degli ultimi rilanci, fino alla conclusione dell’asta elettronica».

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