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Asta per le frequenze, corsa a cinque

di Giovanni Stringa

MILANO— Sono cinque le società in gara nell’asta per le nuove frequenze della telefonia mobile 4G. Le domande di ammissione, arrivate prima della scadenza di mezzogiorno di ieri al ministero dello Sviluppo economico, sono state spedite dai quattro «big» del mercato — Telecom, Vodafone, Wind e H3G — e da Linkem, azienda di servizi per la connettività senza fili (WiMax, Wi-Fi, Hiperlan). Nella rosa delle società in corsa non c’è quindi, contrariamente ad alcune indiscrezioni degli ultimi giorni, il gruppo Poste italiane. Linkem, controllata dal fondo americano R a m i u s C a p i t a l Group, ha nel suo azionariato anche il fondo di private equity Vintage Investments, la Sopaf e la 2G Investimenti. Ramius è una società di investimenti alternativi del gruppo Cowen guidato da Peter Cohen, ex membro del consiglio di Telecom Italia e Olivetti. In palio ci sono le frequenze nelle bande 800, 1800, 2000 e 2600 Mhz, liberate dal ministero della Difesa e dalle tv locali con il passaggio al digitale terrestre. Prevedibile quindi l’interesse dei gestori, in cerca di nuove frequenze per «muovere» la crescente mole di dati che ormai circola su smartphone e tablet. La palla passa ora alla pubblica amministrazione, che dovrà valutare i requisiti di ammissione dei contendenti, in base alle disposizioni del bando e del disciplinare di gara, ed entro domani comunicherà «i provvedimenti di ammissione alla presentazione delle offerte» , come ha spiegato il ministero dello Sviluppo in una nota. Le società, una volta ricevuto il via libera, avranno 30 giorni di tempo per presentare le proprie offerte, e potranno farsi avanti anche solo per una parte dei lotti. A fine agosto, quindi, l’apertura delle buste. Nel caso in cui ci fossero più offerte per ogni singolo lotto, partirà la gara vera e propria, con i rilanci. Dalla procedura il governo si attende — secondo quanto anticipato dalla legge di Stabilità — un introito di almeno 2,4 miliardi di euro; se tutte le frequenze dovessero essere cedute, il bottino potrebbe essere ben più alto. La base d’asta totale è infatti di 3,1 miliardi, al lordo quindi di eventuali rilanci. Inutile dire che, in tempi di tensione sui conti pubblici, questi introiti possono essere particolarmente benvenuti per le casse dello Stato. Le condizioni per il pagamento dilazionato prevedono un periodo massimo di 5 anni con l’applicazione— sull’importo rateizzato — di un tasso di interesse variabile calcolato con uno spread, non superiore all’ 1%, sulla media delle emissioni dei titoli di Stato dell’anno precedente.

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