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Asta ok, ma lo spread torna a salire

di Morya Longo

Di sola liquidità non si vive. Sembra questo il messaggio arrivato ieri dai mercati dei titoli di Stato: l'effetto benefico delle due maxi-iniezioni di denaro effettuate dalla Bce tra dicembre e febbraio sembra lasciare il posto a una crescente avversione per il rischio. Lo dimostra il fatto che lo spread tra BTp e Bund decennali sta risalendo: rispetto ai 327 punti base di mercoledì, ieri ha chiuso a 340. Massimo da febbraio. Lo ribadisce il fatto che ieri i titoli più penalizzati siano stati quelli a breve scadenza: quelli, cioè, che erano stati più gettonati dalle banche quando investivano i soldi presi in prestito dalla Bce.
Lo conferma l'asta di BTp a 5 e 10 anni e dei CcTeu: il ministero dell'Economia è riuscito a collocare il massimo dell'importo preventivato (buon segno) con rendimenti ancora in calo rispetto alle aste precedenti (altro buon segno), ma i titoli sono stati venduti a prezzi in linea o leggermente sotto rispetto ai livelli di mercato (non buono). Lo sottolinea infine il fatto che gli spread rispetto alla Germania stiano salendo ovunque: anche paesi "Tripla A" come l'Olanda sono sotto pressione, con lo spread salito a 58 punti base dai 27 di gennaio.
Asta in chiaroscuro
Ieri mattina il Tesoro ha collocato BTp quinquennali per 2,5 miliardi di euro (il massimo preventivato), con un rendimento del 4,18%: un centesimo in meno rispetto al 4,19% di fine febbraio. In asta ha poi venduto BTp decennali per 3,25 miliardi, con un rendimento del 5,24%: si tratta del minimo da agosto e un calo più deciso rispetto al 5,50% di fine febbraio. Infine è stato venduto un nuovo CcT indicizzato all'Euribor per 2,25 miliardi al tasso lordo del 4,60%. Fin qui tutto bene. Anche la domanda, stando ai numeri ufficiali, sembra sia stata buona: per i BTp ha superato di 1,6 volte l'offerta.
Eppure se si parla con gli operatori, con chi in asta c'era, si scopre che dietro questo quadro positivo si nascondono un po' di crepe. Tante banche hanno inserito in asta ordini anche consistenti come importo, ma a prezzi bassi: questo ha fatto in modo che i titoli di Stato siano stati collocati a prezzi uguali o leggermente inferiori rispetto ai livelli di mercato. Sinonimo di scarso interesse reale per quei titoli.
Spread in rialzo
Messaggio analogo arriva anche dal mercato secondario. E non solo ieri. I BTp decennali italiani hanno aumentato lo spread sui Bund negli ultimi 10 giorni di 60 punti base, passando da 280 a 340. Quelli spagnoli, nello stesso arco di tempo, di 48 punti base (ma lo spread saliva da tempo): da 316 a 364. Quelli del Belgio di 42. E così via: anche l'Olanda in 10 giorni ha aumentato di circa 10 centesimi lo spread.
Un altro dato è più significativo: le vendite hanno riguardato soprattutto i titoli di Stato a breve scadenza, quelli che le banche compravano a badilate con i soldi presi in prestito dalla Bce. I BTp di durata biennale dai primi di marzo hanno praticamente raddoppiato i rendimenti, passando dall'1,65% al 2,88%. Nello stesso lasso di tempo, invece, i BTp decennali si sono mossi meno: dal 4,87% al 5,18%, in aumento di 31 centesimi. Segno che le vendite hanno colpito soprattutto i titoli brevi. Ieri lo spunto è arrivato dalla Spagna. Ma forse la verità è un'altra: la forza propulsiva della Bce si sta esaurendo.

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