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Asta debole, il Bund rende oltre il 2%

di Vittorio Carlini

Il mercato non ama più alla follia il debito pubblico tedesco. Certo, i ritorni di fiamma sono possibili. Tuttavia, la passione un po' è scesa. La riprova? L'andamento dell'asta di ieri su 5 miliardi di Bund a dieci anni. L'offerta non è stata coperta completamente: la domanda degli istituzionali si è fermata a 4,55 miliardi. Una richiesta debole che, giocoforza, ha prodotto i suoi effetti sul rendimento: quello medio è stato del 2,09%; una valore superiore al minimo storico dell'1,8% registrato nell'asta del 21 settembre.

L'effetto «disamore», che in realtà va avanti da un po', ha contribuito ovviamente a spingere all'insù il benchmark tedesco: il decennale è arrivato, in tarda mattinata, a rendere il 2,12 per cento. Un balzo che ha avuto il suo effetto sugli spread con gli altri titoli di stato di Eurolandia. Il differenziale BTp-Bund è sceso, sempre nella prima parte della seduta, fino a 376 punti base; lo stesso spread con i Bonos spagnoli si è ristretto, raggiungendo quota 325 basis points. Nel pomeriggio però, anche a causa del ritorno di acquisti sul titolo tedesco, il differenziale è tornato ad allargarsi: a fine seduta, la Spagna aveva uno spread di 336 e l'Italia di 384 punti base. In quest'ultimo caso, peraltro, una mano al ri-allontanarsi dei saggi sui bond l'ha data il calo dei prezzi del BTp, che ha visto il suo rendimento passare da 5,38 al 5,92 per cento.

Diffuso nervosismo

U Un po' diverso il discorso, invece, sul fronte di Parigi: qui, ha giocato un ruolo essenziale il nervosismo degli investitori. Un'incertezza, da un lato, causata dal la paura per la perdita della tripla «A» Uper mano di Moody's; dall'altro, i timori sulla tenuta del sistema bancario, soprattutto dopo il caso Dexi a U. Così, in avvio di seduta lo spread Oat-Bund era già sul livello record oltre U 11 6 U; poi è un po' calato, e in serata si è attestato su quota 11 1 U. Un livello , U comunque , U inferiore a quelli fatti segnare dai paesi periferici di Eurolandia.

Fin qui i prezzi dei Ugovernativi e i U loro rendimenti: quali, però, i motivi alla base di questi trend? «Al di là dei movimenti tecnici di ieri – U spiega Maila Bozzetto, esperta di reddito fisso per Imad2 – U lo scenario sul Bund è duplice. In primis, l'effetto annuncio sulla road map per i debiti di Eurolandia ha migliorato l a U prospettiv a U. Così, il mercato giudica che il rendimento de Ui titoli tedeschi non prezz a U il rischio comunque presente su quegli asset». E poi? «Paradossalmente i passi in avanti verso il rafforzamento del fondo salva-Stati, che di fatto "socializza" il problema del debito di Eurolan d Uia, possono mettere in discussione il merito di credito degli stati con la tripla "A". Germania in testa. Giocoforza, gli investitori diventano più cauti».

Insomma, il market mover resta la politica. Prova ne sia, proprio ieri, l'effetto del news-flow. La notizia, secondo cui il ministro delle finanze tedesco Schaeuble avrebbe detto che la dotazione dell'Efsf potrebbe essere aumentata fino a 1.000 miliardi, ha spinto all'insù il rendimento del Bund. All'inverso, i rumor (senza riscontro) di una telefonata con qualche «impasse» tra il presidente francese Nicolas Sarkozy e il cancelliere Angela Merkel, in preparazione del summit Ue di domenica prossima, ha fatto tornare i timori. Conseguenza? Il mercato ha ripreso a comprare il Bund. Come per le Borse, quindi, è il meccanismo del «risk on» e «risk off». Al contrario, ancora nessun effetto dalla stretta Ue su short selling e U Cds. « Siamo allo stadio di dis Uegno di legge – U ricorda Angelo Drusiani, esperto di Albertini Syz –. U È ancora troppo presto».
 

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