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Asta BTp, tassi in rialzo I fondi vendono: prima volta da febbraio

Torna a salire il costo di rifinanziamento del debito italiano sul mercato primario. Penalizzato dalla recente risalita dello spread a seguito dei risultati delle elezioni in Umbria, ieri il Tesoro ha collocato BTp a medio lunga scadenza con rendimenti in rialzo. Sui 2,5 miliardi di titoli a 5 anni piazzati ieri, il tasso si è attestato allo 0,42%, in rialzo di 17 punti rispetto alla precedente asta. Stesso discorso per i 3 miliardi di BTp a 10 anni, piazzati all’1,06% (+18 centesimi rispetto all’asta di un mese fa). La domanda in asta è stata relativamente stabile anche se l’impressione è che la grande corsa ai BTp (tra giugno ed agosto Bankitalia ha censito acquisti netti dall’estero per 64,2 miliardi di euro) si sia interrotta. Lo suggerisce la risalita di rendimenti e spread sul mercato secondario ma anche evidenze più concrete. Ad esempio le ultime statistiche di State Street. Dalla rilevazione trimestrale che la banca depositaria ha fatto sui flussi di capitale sulla base dei 10mila miliardi di dollari in obbligazioni che detiene per conto della sua clientela, è emerso infatti che, a partire dagli ultimi 20 giorni di settembre, gli investitori abbiano iniziato ad essere venditori netti di BTp. Stando al campione della banca americana si tratta della prima volta che ciò accade da febbraio.

La recente inversione di rotta della domanda di BTp è con ogni probabilità il segnale di stabilizzazione di un mercato dopo una lunga fase di acquisti. «In un mercato europeo caratterizzato da tassi negativi su buona parte dei titoli di Stato non c’è da stupirsi se i BTp, che tuttora hanno tassi superiori a buona parte dei governativi in euro, siano stati molto gettonati» spiega Antoine Lesné, responsabile strategia e ricerca di SPDR ETFs (gruppo State Street) per l’area EMEA. I flussi in acquisto di BTp nell’ultimo trimestre censiti da State Street sono stati significativamente superiori alla media dell’ultimo quinquennio. Non solo per la “caccia al rendimento” ma anche per la scommessa sul ribasso di rendimenti e spread innescata dalle notizie sul fronte monetario (il rilancio del Qe annunciato a giugno da Mario Draghi) e sul fronte politico (l’uscita dalla maggioranza di Matteo Salvini). «Il mercato, come quasi sempre avviene, ha anticipato questi eventi. Le recenti vendite sono, con ogni probabilità, frutto delle prese di profitto» spiega ancora Lesné. Una stabilizzazione insomma frutto, con ogni probabilità, della perdita di appeal dei titoli italiani dopo il rally di questi mesi. «Dal punto di vista di un investitore istituzionale che compra per tenere a scadenza il rendimento a 10 anni all’1% che garantiscono i BTp non è così allettante» commenta Dave Lafferty, capo strategist di Natixis Investment Managers. Avrebbe più senso, secondo il gestore, un investimento in un’ottica di trading sulla scommessa di un aumento dei prezzi e di un restringimento degli spread. Una parte del mercato tuttavia crede che, sia sul fronte politico sia su quello monetario, tutto quello che doveva succedere è successo e che all’orizzonte, per ora, non si intravedano sviluppi tali da innescare ribassi significativi dello spread.

Andrea Franceschi

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