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Asta BTp, rendimenti in calo al 6,08%

di Luca Davi

Un'asta discreta, quella di ieri, la prima sulla scadenza a medio-lungo termine per l'Italia. Certo non brillante, ma con rendimenti in netto calo rispetto al passato. Un'asta che ha registrato una buona domanda ma che, alla luce della ventata di ottimismo delle ultime sedute, nelle attese degli analisti avrebbe dovuto regalare maggiori soddisfazioni.
Il Tesoro italiano ha collocato ieri titoli per 7,475 miliardi di euro tra due nuovi benchmark e due off-the-run, alla luce di un range d'offerta compreso tra i 5,5 e gli 8 miliardi di euro. Per entrambi i titoli di riferimento i rendimenti sono tornati ai minimi dallo scorso ottobre. E questo è il primo dato positivo, perché conferma che le tensioni degli investitori nei confronti del debito italiano si stanno gradualmente allentando anche sulle scadenze medio lunghe, e non solo su quelle entro i 3 anni, che beneficiano dall'Ltro della Banca centrale europea.
Il nuovo BTp a cinque anni è stato emesso per 3,574 miliardi (la forchetta era compresa tra i 3 e i 4 miliardi) a un tasso del 5,39%, oltre 100 punti base al di sotto del 6,47% toccato nell'asta del 14 dicembre, quando venne raggiunto un nuovo record dai tempi dell'introduzione dell'euro. Non è stato quindi collocato l'intero ammontare e il rapporto di copertura è sceso a 1,297 dal precedente 1,417.
In netto calo anche il rendimento del nuovo benchmark a 10 anni (marzo 2022), caduto al 6,08%, il minimo dallo scorso ottobre, rispetto al 6,98% registrato nell'asta del 29 dicembre e al 7,56% di fine novembre, il massimo dalla nascita della moneta unica. L'undicesima tranche del nuovo decennale è stata collocata per 2 miliardi su un range di 1,5-2 miliardi, con un rapporto tra domanda e offerta pari a 1,416 dal precedente 1,357.
Se si guarda invece ai bond off-the-run, ovvero le riaperture dei titoli già emessi in precedenza, il Tesoro ieri ha collocato 1,901 miliardi sulla forchetta di 1-2 miliardi: nel dettaglio, 746 milioni del BTp con scadenza aprile 2016 e 1,155 miliardi del bond marzo 2021.
Il giudizio degli operatori
La lettura del collocamento di ieri da parte degli operatori è sostanzialmente mista. Per alcuni osservatori il risultato è complessivamente buono. In luce viene messo soprattutto il calo dei costi di finanziamento sui mercati per l'Italia e il fatto che il Tesoro abbia raccolto 7,5 miliardi di euro sul medio e lungo termine su 8 miliardi di obiettivo massimo. Una buona risposta, insomma, anche in virtù del fatto che i titoli collocati avevano una scadenza più lunga dei tre anni. I titoli erano quindi fuori dal raggio di azione delle operazioni di rifinanziamento triennali della Bce che in via indiretta rappresenta un sostegno alle aste di titoli pubblici.
Di converso, c'è chi ritiene che l'esito non sia stato particolarmente soddisfacente. L'asta, per Alessandro Tentori, analista di Bnp Paribas, anzi «è andata male: il rendimento del nuovo cinque anni è uscito 40-45 punti base sopra i livelli di venerdì». La conferma che il collocamento non sia stato particolarmente gradito al mercato si trova nell'andamento dello spread tra i Btp decennali e Bund: il differenziale ieri è tornato ad allargarsi a causa delle forti vendite e nel finale di seduta ha toccato i 430 punti dai 413 dell'apertura.
Lo scenario
Ma come si spiegano le forti vendite di ieri, prima e dopo l'asta? Anzitutto a pesare è stato un motivo tecnico. Il mercato è reduce da una settimana di rally, quindi «una correzione da parte degli investitori è abbastanza fisiologica», aggiunge un operatore. Non solo: la performance del l'asta è stata negativamente influenzata anche dalle poco incoraggianti notizie che arrivavano da Grecia e Portogallo. Sul fronte della ristrutturazione del debito ellenico, nel week end di fatto non è accaduto nulla, mentre tutti si attendevano il raggiungimento di un accordo. Anzi, il no di Atene all'ipotesi tedesca di commissariare il Paese ha sparso altro scetticismo tra gli investitori. E come se non bastasse ieri si è rafforzata l'incognita del Portogallo dopo che gli spread di Lisbona sono schizzati al record sui Bund alimentando i timori di nuove richieste di aiuti. Due elementi, questi, che non possono tranquillizzare gli investitori sulle prospettive dell'Eurozona. Debito italiano incluso.

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