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Asta BTp, i tassi volano al 5,6%

Sono tremati i polsi al mercato, ieri mattina, alla vigilia dell'attesissima asta del nuovo BTp a 5 anni e dei tre BTp "off-the-run" con vita residua di 7 e 9 anni non più in corso di emissione, in offerta complessivamente tra i 5 e i 7 miliardi. Prima del collocamento, i mercati azionari che avevano iniziato la seduta in tono positivo si sono girati in segno negativo e lo spread tra il rendimento dei titoli di Stato italiani e tedeschi ha ripreso ad allargarsi. Le quotazioni dei BTp sul secondario sono calate più del dovuto negli scambi per-asta, tanto che la Bce assieme alle banche centrali dell'Eurosistema è intervenuta proponendo prezzi in acquisto per evitare degenerazioni da panico. L'ansia da asta, infatti, è tanto contagiosa quanto la crisi della Grecia. L'esito del collocamento ha poi però smentito in parte le aspettative peggiori che in mattinata avevano mandato in fibrillazione il mercato: il Tesoro ha raccolto circa 6,5 miliardi, avvicinandosi al tetto massimo della forchetta, ma ha anche pagato cara la raccolta, con un tasso di assegnazione sul debuttante quinquennale al 5,60% – il più alto dalla nascita dell'euro su questa scadenza – equivalente a un rialzo di 67 centesimi rispetto all'emissione precedente di luglio.

I giudizi dei traders e degli strategist italiani ed esteri hanno convenuto che per il Tesoro sarebbe stato molto difficile, date le turbolenze, raggiungere il tetto massimo dell'offerta. Ma in molti sono stati severi nel valutare «molto elevato» il rendimento al 5,60%, che è risultato una ventina di centesimi più alto dei livelli sul secondario dei BTp già in circolazione. «La concessione questa volta è stata pesante – ha commentato più di un operatore – il Tesoro ha dovuto accettare prezzi bassi per collocare un ammontare importante». Ma tutto questo è comunque ancora nella norma. Anche il Tesoro belga ieri ha dovuto alzare il rendimento per collocare i suoi T-bill a tre e 12 mesi, venduti rispettivamente al l'1,06% e all'1,42% contro lo 0,81% e l'1,13% dell'asta precedente di agosto.

Non sono stati emessi ieri i BTp a 15 o a 30 anni, le scadenze che solitamente accompagnano le aste dei BTp quinquennali. L'ultimo collocamento dei Buoni a 30 anni, che ieri rendevano il 6,75% contro il 2,71% dei Bund tedeschi (con uno spread di circa 400 centesimi), risale allo scorso maggio. In quanto ai BTp a 15 anni, l'ultima asta è avvenuta lo scorso luglio: stando agli addetti ai lavori, gli acquisti della Bce e dell'Eurosistema si stanno concentrando su scadenze comprese tra i 5 e i 10 anni e per questo ieri il Tesoro ha preferito emettere un vecchio BTp a 15 anni non più in corso di emissione e con vita residua di 9 anni. Gli off-the-run sono stati collocati ai seguenti rendimenti: il BTp agosto 2018 al 5.59%, il BTp febbraio 2020 al 5.49% e il BTP settembre 2020 al 5.47 per cento. Stando al commento degli esperti, questi titoli sarebbero stati offerti anche per «coprire le posizioni corte degli specialisti». E per fornire liquidità dove carente.

L'asta dei BTp a cinque anni è stata archiviata in chiaroscuro. E così il mercato già da ieri ha iniziato a fare i conti sui prossimi appuntamenti sul primario degli stati periferici. Il primo è quello della Spagna: domani saranno emessi tre Bonos con scadenze 2019 e 2020 per un importo compreso tra 3 e 4 miliardi, decisamente impegnativo per il Tesoro spagnolo. In questi giorni, lo spread tra i titoli di Stato spagnoli e tedeschi si è allargato, anche se meno di quello italiano: ieri i Bonos a dieci anni rendevano il 5,40%, quelli a otto anni appena sopra il 5 per cento. In quanto all'Italia, il calendario delle aste – che il Tesoro continua a rispettare come fosse scolpito nella pietra – prevede a fine settembre l'offerta dei BoT a sei mesi e dei CTz martedì 27, i BTp indicizzati all'inflazione il 28 e i BTp a tre e dieci anni e i CcT indicizzati all'Euribor prevedibilmente il 29. Secondo Marco Mazzucchelli, Chairman Advisory Council RBS Global Banking & Markets che ha vissuto dai desk londinesi dei BTp la crisi del 1992, l'Italia dovrebbe minimizzare gli ammontari in asta nei prossimi mesi, entro la fine dell'anno, utilizzando a integrare fonti alternative di raccolta come il conto disponibilità di tesoreria e forme di prestito tra Stati. Questo servirebbe ad alleviare quelle tensioni che puntualmente si acuiscono nei giorni e nelle ore pre-asta.
 

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