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Asta BTp, corre il tasso a tre anni

di Vittorio Carlini

Il mercato ieri ci ha pensato un po' su. Ma, alla fine, ha deciso che sì, la valutazione sull'asta di 4,884 miliardi di BTp poteva essere positiva. Il bicchiere, nonostante il rendimento sul triennale sia salito al 3,78%, è mezzo pieno. La prova? L'andamento dello spread del buono decennale sul Bund. Sceso in avvio di seduta, il differenziale era risalito proprio sui timori per il collocamento. Dopo la pubblicazione dei numeri dell'asta, però, è balzato all'ingiù, raggiungendo quota 365 punti base. Alla fine, tra la consueta volatilità, ha chiuso a 361,8 basis point.
I numeri dell'asta
Al di là dello spread, quali i dati dell'asta? È presto detto. Il Tesoro, a fronte di una domanda di 4,13 miliardi, ha collocato 2,884 miliardi di BTp triennali. Il cosiddetto Bid to cover ratio, che misura il livello di copertura dell'asta stessa, è stato di 1,43 (1,56 nell'offerta precedente). Il rendimento dal canto suo è, per l'appunto, salito: dal 2,76% di febbraio al 3,78% di ieri. Oltre al buono con scadenza marzo 2015, il Tesoro ha poi "piazzato" tre riaperture di BTp fuori corso d'emissione (novembre 2015, febbraio 2020 e agosto 2023). Il collocamento ha raggiunto il massimo importo prefissato, due miliardi, con rendimenti rispettivamente del 3,92%, del 5,04% e 5,57 per cento.
L'analisi degli esperti
Fin qui i "freddi" numeri, da interpretare però in quale modo? Il mercato, per l'appunto, ha dato la sua valutazione positiva. «Un'analisi – dice Chiara Manenti, esperta di reddito fisso per Intesa Sanpaolo –, seppure in uno scenario di difficoltà, da condividere. La domanda sulle riaperture è stata buona», anche per il minore importo delle emissioni. Più debole, visto che il collocamento non ha raggiunto il tetto massimo prefissato (3 miliardi), «invece la richiesta sul BTp triennale. Ma anche qui, nel complesso, è andata piuttosto bene». A ben vedere, su questo tema, il Governo ha sottolineato che volutamente non è stata soddisfatta l'intera domanda. L'Italia, è il messaggio, non ha urgenza di fare funding a tassi che non siano «giusti». Ciò detto, però, ieri sul mercato sono rimbalzati rumors di una partecipazione non così entusiasta all'asta da parte delle banche del Belpaese. «Una situazione possibile», dice Angelo Drusiani, di Albertini Syz. Gli istituti di credito, grazie a soldi prestati dalla Bce, hanno portato il totale dei nostri titoli di Stato in loro possesso a 301 miliardi. «Un valore che, a fronte delle rinnovate tensioni sul debito, può "trasformarsi" in una motivazione di vendita. Giocoforza, soprattutto dopo la seduta di martedì scorso, l'attenzione nell'uso della liquidità sui governativi aumenta».
La curva dei rendimenti
Così come è aumentato il rendimento dei titoli stessi. «È stato un risultato prevedibile – dice la Manenti –. Da un lato, evidentemente, c'è il possibile venir meno dell'effetto dei due Ltro della Bce; dall'altro gli investitori, a fronte del rallentamento economico in Italia e Spagna, si interrogano sulla road map della ristrutturazione dei debiti. E, di conseguenza, prezzano un rischio maggiore rispetto a solo un mese fa». Tuttavia, val la pena ricordare, si tratta di «un rendimento che "banalmente" è andato allineandosi a quello del mercato secondario».
Un movimento che, di fatto, ha normalizzato l'inclinazione della curva dei rendimenti, tornata (almeno ieri) su molte scadenze al di sotto di quella spagnola: dal BTp a 1 anno (2,34% contro il 2,74% dei Bonos) a quello a 5 (4,67% contro 4,8%) fino al decennale (5,42% contro 5,83%). «Adesso l'obiettivo deve essere quello di spostare ancora più verso il basso l'intera curva». Un target, però, la cui concreta fattibilità potrà essere valutata solo a luglio, «cioè quando sarà pubblicato il dato sul deficit. Lì si vedrà l'efficacia dei vari provvedimenti come, per esempio sul fronte delle entrate, del decreto salva-Italia». Nel frattempo, dovremo continuare a convivere con la volatilità dello spread.
Gli spread
Già, lo spread. Quello spagnolo, ieri, è sceso a 403 punti base. Un calo che, in termini relativi, è stato comunque lievemente minore rispetto a quello italiano. Tanto che la differenza tra Madrid e Roma è di poco risalita (41 punti). La dinamica dei differenziali, comunque, è stata influenzata (una volta tanto) anche dal Bund. Certo, l'immarcescibile decennale tedesco è rimasto su rendimenti incredibilimente bassi; e, tuttavia, ieri il suo yield è salito dall'1,66 all'1,79 per cento. Un movimento al rialzo che ha coinvolto anche il Gilt a 10 anni inglese. Il motivo? Un po' quello che è successo al Bund due giorni fa: la domanda debole nell'asta di ieri sul ventennale di Londra, dovuta al saggio troppo basso, ha messo di malumore gli operatori. Che, una volta tanto, hanno venduto un po' di debito anglosassone.

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