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Asta BTp a segno, Wall Street al top

Nel valzer sulle attese su come si muoverà la Banca centrale europea (Bce) a giugno, ieri hanno decisamente comandato quanti si aspettano nuove mosse espansive. Così si spiega l’avanzata congiunta in Europa dei mercati obbligazionari e di quelli azionari (con l’eccezione significativa di piazza Affari, scivolata dell’1,11% sotto il peso di Telecom e delle banche) e si giustifica anche il nuovo scivolone dell’euro, tornato sotto quota 1,37 dollari per la prima volta da fine febbraio. Quella di ieri è stata però anche una nuova giornata di record per Wall Street (con l’indice S&P per la prima volta sopra 1.900 punti) e di soddisfazioni per il Tesoro italiano, che ha collocato con successo 7,25 miliardi di euro di BTp con scadenze comprese fra i 3 e i 23 anni.
A orientare gli investitori, già fin dalla mattina, è stato il calo inatteso (almeno nell’entità, visto che a maggio è sceso d’un colpo a 33,1 punti da 43,2) dell’indice Zew sulla fiducia degli investitori tedeschi. Un risultato motivato con la crisi ucraina e con il continuo rallentamento della Cina, che il mercato ha letto in chiave positiva perché avvicinerebbe l’intervento di Mario Draghi e soci: non per niente la componente dell’indice legata alla situazione attuale è salita ai massimi da 3 anni proprio sull’attesa delle mosse Bce.
Un’altra spinta è arrivata dalle indiscrezioni del «Wall Street Journal» che dipingono una Bundesbank pronta a sostenere nuove misure di stimolo a favore dell’economia dell’Eurozona da parte dell’Eurotower in caso di nuovo rallentamento delle dinamiche inflattive. Il fatto che si sia precisato che l’apertura non riguarderebbe l’acquisto di titoli di Stato o bond bancari dell’area (non si tratterebbe quindi di un vero e proprio «quantitative easing») non deve però avere sfiorato gli operatori, dato che i maggiori effetti (oltre che sull’euro) si sono visti ieri proprio sulle obbligazioni sovrane. Così il rendimento del BTp decennale è tornato ad arretrare al 2,94%, ma il differenziale nei confronti della Germania si è di nuovo allargato a 152 punti (148 per la Spagna) perché il tasso del Bund è sceso ancora di più e a quota 1,42% ha raggiunto i minimi da un anno a questa parte.
È in un simile contesto che si è svolta l’asta di titoli a medio termine del Tesoro, che ha più o meno replicato l’esito di quella dei BoT alla vigilia: i rendimenti del nuovo benchmark triennale sono infatti saliti rispetto al mese scorso (1,07% rispetto a 0,93%), ma sostanzialmente perché nel frattempo i tassi erano già cresciuti sul mercato secondario. La domanda è invece rimasta sostenuta (1,53 volte contro 1,41 di aprile), così come sugli altri titoli collocati ieri, che hanno visto addirittura diminuire i rendimenti: 2,29% da 2,44% per il settennale (all’ultima emissione, visto che a giugno sarà collocato il nuovo benchmark dicembre 2021); 3,75% da 5,12% per il BTp con scadenza agosto 2034 e 3,68% da 4,01% per il BTp febbraio 2037.
Il risultato ottenuto da questi ultimi ha evidentemente convinto Via XX Settembre a lanciare il nuovo titolo a 15 anni: proprio ieri è stato affidato ad un gruppo di cinque banche composto da Deutsche Bank, Hsbc France, Jp Morgan, Mps Capital Services e Royal Bank of Scotland il mandato per il collocamento sindacato di un nuovo benchmark a 15 anni con scadenza marzo 2030. «La transazione sarà effettuata nel prossimo futuro, in relazione alle condizioni di mercato», sottolinea il comunicato del Ministero. Ma il mercato scommette su tempi piuttosto rapidi: in fondo il ferro va battuto finché è caldo.
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