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Asta BTp a segno, tassi ai minimi

Il clima non potrebbe essere dei migliori per i titoli di Stato italiani. Da una parte la schiacciante vittoria del Pd di Renzi alle europee ha allontanato il timore che una nuova fase di instabilità politica del Paese potesse compromettere il cammino delle riforme. Dall’altra il mercato si attende grandi cose dalla Bce che oggi presenterà, insieme alla Bank of England, un piano per far ripartire il credito alle piccole e medie imprese mentre per il direttivo di giovedì prossimo sono attese nuove misure espansive per far fronte al rischio deflazione in Europa. Quali? Il 48,4% degli economisti sondati da Citi si attende un taglio dei tassi di interesse, il 22,4% altre misure come un piano di acquisti di titoli di Stato (stile Quantitative easing) mentre il restante 29,2% ha votato per lo status quo. 
Bene l’asta BTp
In questo contesto ben si comprende l’esito brillante dell’asta di BTp a 5 e 10 anni, ultimo appuntamento di una settimana molto impegnativa per il Tesoro sul mercato primario. Come peraltro avvenuto anche nei giorni scorsi con le aste di CTz, BTp indicizzati all’inflazione e BoT, il Tesoro non ha avuto problemi a rifinanziarsi. Sulla scadenza 2019 sono stati venduti 2,75 miliardi di titoli standard e 1,75 di BTp indicizzati all’inflazione europea con rendimenti rispettivamente all’1,62% (ai minimi storici) e all’1,38 per cento. Bene anche il nuovo BTp decennale con scadenza settembre 2024 collocato anche in questo caso con tassi ai minimi storici (3,01%) per un ammontare pari a 3,949 miliardi di euro. Stabile la domanda grazie all’effetto «rollover», cioè il reinvestimento di titoli in scadenza. Domenica 1 giugno infatti il Tesoro rimborserà titoli a «maturity» per un valore complessivo di circa 20 miliardi di euro.
Sul mercato secondario la giornata è stata a due velocità: positiva nella prima parte della seduta, meno nel finale di giornata. Il tasso del BTp decennale è sceso fino a un minimo del 2,91% in mattinata attestandosi in chiusura di seduta a quota 2,96% con lo spread sull’analogo Bund tedesco a 161 punti base. Movimenti simili si sono visti anche su buona parte dei titoli di Stato dell’area euro. Osservando il grafico giornaliero del tasso BTp, così come quello del Bund tedesco o di altri titoli europei, si può osservare come le vendite siano partite poco dopo l’apertura di Wall Street. Se si osserva l’analogo grafico del Tbond a 10 anni si può constatare come il movimento del tasso sia esattamente opposto. Un chiaro segnale di rotazione di portafogli: si vende Europa e si compra Usa. Perché?
Delude il Pil americano
Questo spostamento del focus degli investitori è stato innescato dal dato sul Pil americano diffuso poco prima dell’avvio degli scambi in Borsa. Dato risultato deludente perché nel primo trimestre dell’anno l’economia ha registrato una flessione dell’1% (la prima dal 2011). Un rallentamento andato oltre le aspettative del mercato che ocillavano tra un -0,4 e un -0,6 per cento. Il dato, parzialmente controbilanciato dai sussidi di disoccupazione, scesi oltre le stime a 300mila unità, ha spinto gli investitori a rifugiarsi nella «sicurezza» dei Tbond americani lasciando da parte quelli europei.
E la Borsa? Wall Street a ben vedere ha snobbato il dato. L’indice S&P500 anzi ha aggiornato il proprio record storico nei primi scambi. Pochi movimenti anche sui listini europei che erano reduci da una mattinata in ribasso e si sono mantenuti deboli fino al termine delle contrattazioni. In una giornata caratterizzata da volumi di scambio inferiori del 35% rispetto alla media dell’ultimo mese per via della chiusura di diverse piazze europee (tra cui Zurigo), le Borse di Francoforte e Parigi hanno chiuso la giornata sostanzialmente invariate mentre Milano e Madrid, frenate dalle prese di beneficio dopo i rialzi dei giorni scorsi, hanno perso rispettivamente lo 0,35 e lo 0,21 per cento. Positiva solo Londra (+0,29%) con l’indice Ftse 100 sui massimi dal 1999.
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