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Asta BoT, tassi oltre il 2%

La buona notizia è che, all’asta dei BoT semestrali di ieri, la domanda ha tenuto. Il ministero dell’Economia ha collocato titoli per un valore pari a 8,5 miliardi, contro una richiesta di 13,673. Non era scontato, considerando il clima di massima incertezza che sta interessando i titoli di Stato dei Paesi periferici. I rendimenti però sono saliti al 2,104%, dall’1,774% dell’asta precedente, quasi il doppio dell’1,12% strappato a marzo.
Pressione sui titoli a breve
Il rialzo dei tassi sconta la forte pressione sui debiti sovrani dei Paesi periferici di queste settimane. La crisi bancaria in Spagna e soprattutto la spada di Damocle delle elezioni in Grecia del 17 giugno, i cui esiti possono significare la permanenza o l’uscita del Paese dall’Eurozona, hanno alimentato l’incertezza spingendo gli investitori ad acquistare i solidi Bund tedeschi e tenersi lontani dai titoli periferici. Un fenomeno che recentemente ha riguardato anche le scadenze più brevi. Proprio ieri il differenziale di rendimento tra Italia e Germania sui titolo a due anni ha subito un’impennata del 13,6% riportandosi a 395 punti base, livello che non si vedeva da metà gennaio.
Non siamo certo ai livelli stratosferici di novembre e dicembre, ma un certo rialzo c’è stato. Un fatto che ha influito sul balzo dei tassi all’asta BoT di ieri. Anche se c’è chi, come Angelo Drusiani, gestore obbligazionario di Banca Albertini Syz, lo ritiene in qualche modo fisiologico, se si tiene conto del fatto che il Tesoro in questi primi mesi dell’anno ha preferito mettere all’asta titoli a breve o brevissima scadenza per rifinanziarsi a tassi inferiori rispetto a quelli a medio-lunga.
L’incognita banche
Nonostante il clima di incertezza sui mercati tuttavia, la domanda, come abbiamo visto, è stata sostenuta. Non era scontato anche se, diversi addetti ai lavori fanno notare che il vero test sarà all’asta di oggi. Il Tesoro dovrà collocare almeno 6,25 miliardi di titoli a 5 e dieci anni. Scadenze fuori dall’ombrello temporale (tre anni) delle aste Ltro della Bce a cui le banche italiane hanno attinto incassando 255 miliardi di euro. Questi fondi sono stati impiegati per rifinanziare il proprio debito e per comprare titoli italiani (nel primo trimestre dell’anno ne hanno acquistati per 81 miliardi di euro stando ai dati Bankitalia). Le banche italiane hanno assorbito quindi la fetta maggiore dei titoli offerti in asta dal Tesoro. Compensando quindi il calo della domanda dall’estero iniziato già la scorsa estate, come spiega Mauro Vittorangeli, responsabile mercati obbligazionari Italia di Allianz Global Investors: «I fondi pensione del Nord Europa, ma anche grossi clienti asiatici, hanno smesso di comprare quando lo spread Bund-BTp si è impennato e la volatilità è diventata insostenibile».
Il Tesoro per rifinanziarsi dipende dalle banche italiane, le quali, considerata la chiusura del canale interbancario, dipendono dalla Bce. Per ora i fondi elargiti con le due operazioni Ltro hanno consentito di rifinanziare le scadenze più importanti concentrate nei primi mesi dell’anno. E dovrebbero poter coprire anche quelle dei prossimi mesi ma prima o poi i soldi finiranno e in molti cominciano già ad invocare un’altra Ltro da parte dell’Eurotower.

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