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Asta BoT ok, rendimenti in crescita

di Isabella Bufacchi

Italia, Grecia e Belgio hanno affrontato ieri il mercato entrando nell'occhio del ciclone della crisi del debito sovrano europeo e proponendo come da calendario aste di titoli di Stato a breve scadenza rispettivamente per 6,75 miliardi, 1,625 e 2,7 miliardi, tutti collocati per gli importi previsti. È spettato però ai BoT annuali italiani il compito di tranquillizzare traders e investitori, dando la prima tangibile conferma – dopo i crolli di venerdì e lunedì scorso – che l'Italia non ha alcun problema di raccolta sul mercato, come già dimostrato in tutte le maxi-aste dal maggio 2010, inizio della crisi greca. Il Tesoro ha offerto 6,75 miliardi di Buoni a 12 mesi contro i 7,5 in scadenza e ha ricevuto richieste per 10,461 miliardi, solo leggermente al di sotto della media degli 11 miliardi registrata finora quest'anno.

I BoT hanno assolto con successo l'incarico di rassicurare un mercato entrato letteralmente in panico e poco lucido nel valutare la capacità dell'Italia di rifinanziare il debito in scadenza. Il rapporto tra domanda (oltre 10 miliardi) e i 6,75 miliardi offerti è stato di 1,55 volte, inferiore alle 1,71 volte dell'emissione di giugno ma piuttosto in linea con la media di 1,6 volte di quest'anno. «Le aste dei BoT e BTp di questa settimana, messe assieme, rappresentavano una grande incognita: il fatto che il collocamento dei BoT sia andato bene è stato un messaggio molto importante e ha tranquillizzato chi temeva che l'asta potesse chiudersi non totalmente sottoscritta», ha commentato Luca Cazzulani, analista di Unicredit, secondo il quale «l'asta dei BTp (domani, ndr) non dovrebbe più essere fonte di preoccupazione per gli investitori».

Non per questo, la vendita dei BoT è passata indolore: i titoli sono stati assegnati a un rendimento estremamente elevato, il 3,67%, con un aumento dell'1,52% rispetto al 2,147% della precedente asta di giugno. Lo spread contro i tassi overnight Ois (overnight index swap) è risultato di 235 centesimi (2,35%) e 170 centesimi (1,70% sopra l'Euribor): livelli estremi, che hanno riflesso il clima esasperato di ieri mattina, perché l'asta ha coinciso con il cedimento massimo dello spread BTp-Bund a quota 350 centesimi (3,5%) e il BTp decennale brevemente sopra il 6% (si veda articolo a pagina 5). Quel che ha impensierito subito i traders è stato l'ampio differenziale tra il tasso minimo del 3,55% e il tasso massimo del 3,90% registrati in asta, contro la media del 3,67 per cento. Tutto questo è però avvenuto prima ancora che si diffondesse la voce, non confermata, di un intervento della Bce o di altre banche centrali sul secondario dei titoli di Stato europei. Il Belgio ha raccolto ieri 1,6 miliardi a 12 mesi pagando l'1,884% (+25,9 centesimi rispetto all'emissione precedente), la Grecia invece ha risparmiato, aiutata dalle voci sugli acquisti Bce: 1,62 miliardi al 4,90% contro il 4,96% di giugno.

Per le casse dello Stato italiano, l'asta dei BoT costa più del previsto in termine di tasso d'interesse sul debito: pagare il 3,67% invece del 2,14%, cioè l'1,5% in più su 6,75 miliardi presi in prestito per un anno, significa sborsare un extra-premio di 100 milioni circa. Se l'intera curva dei rendimenti dei titoli di Stato dovesse salire dell'1% per un anno, il servizio del debito pubblico lieviterebbe di circa 5 miliardi. Ma spetta domani ai BTp a 5, 6, 12 e 15 anni stabilire fino a che punto il recente aumento dello spread si spalmerà sui prossimi anni.

 

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