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Asta BoT e spread fanno volare Piazza Affari (+2%)

di Luca Davi

Metteteci il buon risultato delle aste dei BoT, andate meglio del previsto. Aggiungeteci le parole del governatore della Bce Draghi che, pur riconoscendo il clima di incertezza che grava sull'Eurozona, ha confermato il buon funzionamento del piano di finanziamento a 3 anni alle banche del Vecchio Continente (il cosiddetto Ltro). Infine aggiungeteci quella che appare a molti investitori come una (ampia) sottovalutazione dei titoli bancari europei. Ecco: mescolate il tutto e avrete il mix di elementi che ieri ha spinto al rialzo soprattutto una Borsa in Europa, ovvero Milano. Il Ftse Mib ha guadagnato il 2,09% a 15.192 punti, battendo così tutti gli altri listini europei: Francoforte è migliorata dello 0,44%, invariata Madrid mentre Londra e Parigi sono addirittura calate dello 0,15% mentre lo Stoxx 600 ha chiuso in calo dello 0,17%. A Wall Street, l'S&P è salito dello 0,29%, nonostante le vendite Usa siano diminuite dello 0,2%.
Lo spread cala
Se si guarda al film della giornata, il propellente è arrivato soprattutto dalle aste di Spagna e Italia. Due test che sono stati brillantemente superati dai governi periferici dell'eurozona. Mentre il Tesoro italiano ha collocato titoli semestrali per 3,5 miliardi, a fronte di una richiesta quasi doppia, con un rendimento in netto calo all'1,644%, e Bot annuali per 8,5 miliardi per una domanda superiore ai 12 miliardi (qui il tasso è calato dal 5,95% al 2,73%), in Spagna è andata altrettanto bene: sono stati collocati bond per circa 10 miliardi, il doppio del target fissato. Il differenziale sul decennale in poche ore è caduto sotto i colpi degli acquisti effettuati sul mercato secondario dagli investitori: dai 520 punti di inizio seduta, la forbice tra i BTp e Bund si è infatti ristretta a metà giornata fino a 471 punti, portando il rendimento del benchmark al 6,55%, prima di chiudere a 479 punti.
Il nuovo rally di UniCredit
L'effetto benefico del raffreddamento si è trasferito, quasi istantaneamente, anche sui titoli delle banche italiane, i principali detentori di debito pubblico tricolore visti gli oltre 150 miliardi di BTp posseduti. Il settore del credito ha messo a segno un rialzo del 7,2% contro il +1,13% delle media europea. Merito, in particolare, della ottima performance di UniCredit: +13,35% il balzo finale, a 2,9 euro, tra scambi molto forti, pari al 14% del capitale. In rally anche i diritti sull'aumento di capitale: +47,41%, a quota 1,71 euro. Sulla scia di UniCredit, si è mosso l'intero settore bancario: Monte dei Paschi è salita dell'8,81%, Mediobanca dell'8,06%, Bpm del 6,56%. Molto bene anche il Banco popolare (+4,07%) e Intesa (+4,03%). Difficile dire se la giornata di ieri rappresenti un punto di svolta per il settore. Certo è che, se da una parte sul comparto pesa la spada di Damocle dell'Eba (secondo cui le prime 5 banche italiane, Intesa esclusa, devono ricapitalizzare per 15,4 miliardi di euro), è anche vero che gli investitori professionali in breve potrebbero accorgersi della paradossale sottovalutazione che caratterizza questi titoli. Le banche italiane oramai da mesi vengono valutate tra il 20 e il 30% del loro patrimonio. Un livello insostenibile che, se era ritenuto giustificato ai picchi della crisi del debito, non lo sarebbe qualora le tensioni sull'Italia dovessero allentarsi. E visto che qualcosa di positivo si è visto (i rendimenti sulle brevi scadenze si sono più che dimezzati nelle ultime settimane), non è escluso che un po' di ossigeno nelle prossime settimane possa davvero tornare su Piazza Affari.
La speranza dei mercati
La terza chiusura consecutiva in positivo di Piazza Affari non deve però trarre in inganno. Il livello dei 15mila punti, attorno al quale il Ftse Mib sta oscillando da oramai un mese, potrebbe rappresentare un trampolino di lancio ma anche una boa di galleggiamento. Tutto dipenderà da quale sarà la rapidità di implementazione dei firewall finanziari europei. Ieri Draghi è stato chiaro: l'Efsf e l'Esm devono essere «pienamente operativi in tempi rapidi». E la stessa Merkel, aprendo all'ipotesi di accelerare il versamento della quota tedesca nel fondo Ue, ha di fatto dato l'ok all'ipotesi che l'Esm entri in funzione nella seconda metà del 2012. La lettura è unanime: nessuno sforzo nella correzione dei bilanci pubblici, nessun tentativo di apertura economica possono bastare, da soli, se non sono accompagnati dalle misure europee anti-contagio. Anche perchè, sullo sfondo, c'è sempre da mettere in conto un declassamento della Francia. Che prima o poi, concordano gli analisti, dovrà pur arrivare.

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