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Asta BoT a segno, tassi in risalita

Il Tesoro supera il test dei BoT a 12 mesi registrando un buon riscontro da parte degli investitori ma anche un (inevitabile) rialzo dei tassi di interesse. I 7 miliardi di titoli annuali, il massimo previsto, sono stati collocati a un soffio dalla soglia psicologica dell’1% (0,962%). Il tasso è in crescita rispetto allo 0,703% dell’asta di metà maggio, quando fu toccato il punto più basso dall’introduzione della moneta unica nel 1999. D’altra parte tassi più alti hanno attirato anche più investitori rispetto al collocamento precedente. Il rapporto tra domanda e offerta si è attestato all’1,49 dall’1,16 di maggio. Un po’ di supporto alla domanda, in verità, l’hanno dato anche i rimborsi che erano superiori all’offerta complessiva del Tesoro. Ieri giungevano infatti a scadenza BoT per complessivi 7,475 miliardi di euro.
L’attenzione degli investitori e degli analisti si è però concentrata sui tassi di interesse, la cui salita rispetto alle ultime aste è stata vista da alcuni come segnale di potenziale allarme. In verità tutti i titoli governativi nel corso delle ultime settimane hanno visto salire i rendimenti, complice il timore di un ridimensionamento della politica espansiva della Fed. A partire da inizio maggio il rendimento spagnolo a 12 mesi è praticamente raddoppiato, dallo 0,75% circa all’1,32% di ieri; quello francese è passato dallo 0% allo 0,145%, mentre quello tedesco ha abbandonato il terreno negativo in cui si trovava (-0,04%) per “affacciarsi” allo 0,1%. Nessun debito è rimasto insomma escluso dall’ondata di vendite. E i BoT italiani, che avevano toccato livelli di rendimento forse eccessivamente bassi, non hanno fatto eccezione. «L’asta complessivamente è andata bene – spiega Luca Cazzulani, analista obbligazionario di UniCredit – tendendo anche conto delle pressioni che si vedono in questi giorni sui mercati». Il tasso a 12 mesi, che peraltro durante la seduta è salito anche oltre la soglia psicologica dell’1%, è stato assegnato anche a un livello lievemente inferiore. Un buon segnale di tenuta del mercato, insomma.
Le reazioni sul mercato secondario nel post-asta sono state controllate. Lo spread sulla scadenza decennale è sceso dai 280 punti iniziali fino a toccare un minimo di 268 punti base nel primo pomeriggio, per poi riallargarsi nella parte finale della seduta fino ai 279 punti finali.
La giornata delle borse
L’andamento a due velocità dello spread riflette anche un mood negativo maturato proprio nella seconda parte della giornata. Piazza Affari è stata la peggiore borsa europea, a causa di un arretramento dell’1,61%. In rosso hanno chiuso praticamente tutte le principali Borse europee, mentre a Karlsruhe andava in scena il secondo giorno di udienze per esaminare la legittimità del programma Omt, il cosiddetto scudo anti-spread della Bce. Giù Francoforte, che ha perso lo 0,96%, Parigi è scesa dello 0,44%, Londra ha ceduto lo 0,64%. Solo Madrid ha tenuto, terminando in rialzo dello 0,43%. Come si spiega questa divaricazione tra Madrid e Milano, due borse che di solito corrono appaiate? Sul mercato è piombato come un macigno un report di Socgen, secondo cui gli investitori dovrebbe preferire i titoli azionari spagnoli a quelli italiani. Il mercato spagnolo, secondo gli analisti, offre migliori prospettive in termini di dividendi rispetto ai prezzi. L’attesa è per un tasso di aumento del dividend yield spagnolo del 5,6% nei prossimi 12 mesi contro il 4% dell’italia. L’effetto è stato un ribilanciamento complessivo: gli investitori si sono alleggeriti di titoli italiani acquistando un altro paniere periferico come quello iberico. E l’effetto inevitabilmente si è visto in particolare sulle banche, che valgono circa il 35% dell’intero listino italiano. Ecco spiegati dunque i cali di Popolare Milano (-4,74%), Mps (-4,62%), Ubi (-4,08%), Banco Popolare (-3,76%), Intesa (-2,34%) e UniCredit (-2,54%).

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